Mozzecane, è iniziata l’era Matteoni

Ai primi di novembre la dirigenza rossoblù ha preso una decisione sofferta, ma inevitabile. Il patron Montefameglio: «La squadra ha qualità importanti, dobbiamo risalire la china».

Una scelta drastica per costruire un futuro migliore. È fresca di due settimane fa la scelta del Mozzecane di interrompere il rapporto con mister Orfei e di affidare le redini della Prima Squadra al navigato trainer Matteoni. L’avvio al rilento in quest’equilibratissima edizione del campionato di Promozione ha convinto la dirigenza rossoblù a dare una scossa ad uno spogliatoio che a causa di contingenze avverse non è riuscito a raccogliere punti per tutto il mese di ottobre.

Il presidente del sodalizio villafranchese Riccardo Montefameglio ci ha spiegato le motivazioni alla base della decisione: «Quest’estate abbiamo posto in essere un’importante campagna acquisti finalizzata a migliorare la qualità della rosa – spiega il massimo vertice – ma purtroppo le prime nove giornate non ci hanno premiato a livello di risultati. La squadra ha sempre messo in mostra la sua identità, ma era necessaria una svolta per provare a risalire la china: in queste situazioni a rimetterci è sempre l’allenatore, anche se molto probabilmente mister Orfei ha pagato delle colpe non sue. Guardando però il bicchiere mezzo pieno siamo in semifinale di Coppa Veneto, manifestazione che ci sta regalando grandi soddisfazioni e che ci vogliamo giocare fino in fondo».

Un raggruppamento, quello A di Promozione, che non contempla né corazzate né squadre cuscinetto. «Regna un grande equilibrio – prosegue Montefameglio – là davanti c’è non a caso il Pescantina, squadra composta da giocatori di valore che per il momento sta vincendo e convincendo su ogni campo. Ogni domenica bisogna lottare con le unghie e coi denti per fare risultato pieno e i “finali” di ogni turno rendono l’idea del grande bilanciamento di valori che anima i giochi».

Una società sportiva dilettantistica gestita come un’impresa? Per il Presidente mozzecanese è questa l’unica modalità corretta per concepire il calcio. «Numeri alla mano siamo delle aziende e quindi penso sia imprescindibile improntare una metodologia di lavoro che ci inquadri come tali. Fare calcio in certe categorie implica delle precise responsabilità ed è giusto rendersi conto che non si può improvvisare e vivere alla giornata. Ci sono persone che dedicano il loro tempo e impegno per dieci mesi l’anno anche cinque volte alla settimana: la professionalità ed il rispetto dei ruoli a mio avviso devono essere alla base di ogni movimento sportivo».

Una carriera dirigenziale, quella di Montefameglio, che è passata attraverso diverse tappe formative. «Sono stato diesse del Trento e del Castel San Giorgio, due esperienze negative che mi hanno fatto capire di non voler più prestare la faccia per certi tipi di progetti. Ho deciso di assumere la carica di Presidente stufo di ciò, voglioso di dare una impostazione aziendale alla società, nel rispetto di tutti coloro che proferiscono il loro impegno, in primis atleti e staff tecnico. Anche di recente si sono messe in cattiva luce realtà che abusano degli sforzi altrui: coloro che non si comportano seriamente devono smettere di far parte di questo mondo, perché fare calcio è una cosa seria».