Quattro giorni fa ha festeggiato anche lui, alla pari di milioni di italiani, alla lettura in mondovisione da parte di Thomas Bach, presidente del Cio, del verdetto ufficiale grazie al quale sono state assegnate al nostro paese le Olimpiadi invernali del 2026. Lui che le Olimpiadi invernali le ha vinte, nel 2006, a Torino, nella staffetta 4X10 chilometri assieme ai compagni di squadra Giorgio Di Centa, Pietro Piller Cottrer e Cristian Zorzi nella bianca spianata di Pragelato.

Fulvio Valbusa è emozionato per un evento che tornerà in Italia vent’anni dopo quell’impresa che lo vide protagonista all’età non più giovanissima di 37 anni. Oggi che di anni ne ha 50 tondi, lo abbiamo incontrato a Bosco Chiesanuova, per conoscere il suo stato d’animo e le sue impressioni su un appuntamento che ha vissuto, con gioia, sulla sua pelle.

Fulvio, hai seguito la lettura del verdetto in diretta?

Certo, ero di servizio con il mio collega (Valbusa è un carabiniere forestale, ndr), ci siamo fermati un attimo e abbiamo guardato sul telefonino.

Quali emozioni hai provato?

Non ci speravo, perché per come era costruita questa candidatura sembrava avessimo poche speranze. Le distanze delle sedi di gara tra Milano e Cortina che sembravano giocare contro, e invece l’Italia ha dimostrato ancora una volta di avere dentro di sé qualcosa di magico, di essere credibile.

Il finale a Verona?

Verona, la nostra città, la mia città. È già magica, diventerà qualcosa di cui non so dare una definizione, sicuramente sarà qualcosa straordinario.

Sono passati 13 anni dal tuo Oro olimpico, qual è il ricordo vivo di quell’impresa?

Soprattutto il calore della gente che l’Italia sa dare durante un evento simile.  Torino 2006 è stata un’Olimpiade incredibile proprio per l’affetto che le persone hanno manifestato nei confronti di tutti gli sport, dallo slittino al curling.

Le Olimpiadi porteranno rinnovato entusiasmo per gli sport invernali?

Le località che ospiteranno le gare sono località di uno spessore rilevante per lo sport invernale. Citiamo solo la Val di Fiemme per lo sci di fondo: ha una storia di gare mondiali che non è seconda a nessuno. Sicuramente l’Olimpiade sarà un qualcosa in più che farà crescere e ripartire di slancio i nostri sport invernali

Sperando di rivederci prima, ci diamo appuntamento in Arena nel 2026?

Certo, per la grande chiusura, ma prima bisogna fare le Olimpiadi e magari con soddisfazione da parte dei nostri atleti.

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