Manuel “Storm” Savoia, la tempesta perfetta dei Mastini

Il runningback veronese, primo nelle statistiche della scorsa stagione di Serie A2, è stato convocato per il doppio impegno del Blue Team contro Austria e Svizzera.

manuel savoia mastini

La vita di un giocatore di football americano è una salita perenne. Se l’obiettivo è quello di arrivare in alto, bisogna continuare a faticare: per raggiungere il successo non esistono ascensori. Manuel “Storm” Savoia conosce bene la portata di queste parole.

Era il 2015 quando Paolo Borchini, head coach del Blue Team Under 19, lo investì per la prima volta dell’onore di rappresentare il nostro Paese. Fu un grande orgoglio per Manuel che da quel momento, stagione dopo stagione, ha alzato sempre più la qualità delle proprie performance, sino diventare (statistiche alla mano) il miglior runningback della scorsa stagione di A2.

Un riconoscimento che gli è valso la recente chiamata nel Senior Team azzurro per l’imminente Alps Bowl, evento internazionale a cui l’Italia prenderà parte gareggiando nel girone di qualificazione con Austria e Svizzera. Talvolta nello sport l’unico vero limite è non provare a sognare più in grande.

Manuel a distanza di tre anni dall’ultima chiamata azzurra arriva una nuova occasione di rappresentare il nostro Tricolore… te lo aspettavi?

 «È un sogno che diventa realtà. In Italia per un giocatore approdare al Blue Team è il massimo dell’aspirazione e personalmente non posso che definirmi soddisfatto per aver raggiunto un simile traguardo. È vero, nel 2015 giocavo da cornerback e sono stato convocato in Under 19, ma purtroppo ho dovuto rinunciare a giocare l’Europeo di categoria in Francia a causa di un infortunio al ginocchio. Ora per me già solo il poter partecipare ai raduni assieme ad alcuni dei più forti giocatori della Nazione rappresenta un’importante opportunità di crescita atletica, tecnica e tattica. Ammetto che non mi sarei mai aspettato di superare i vari “tagli”, arrivando fino a questa qualificazione europea, perciò se mi sarà data la possibilità di giocare qualche “snap” darò sicuramente il mio meglio».

manuel savoia mastini

Torniamo alle origini di tutto. Com’è nata la passione per una disciplina così particolare?

«Mi sono approcciato al football americano in maniera abbastanza originale. Nell’estate del 2012 nel mio condominio arrivò un nuovo inquilino, tra l’altro mio omonimo. All’epoca lui era il capitano dei Mastini Verona, giocava in linea di difesa, tutti lo soprannominavano “Shark”, e ancora oggi è conosciuto con questo soprannome. Sta di fatto che durante una grigliata condominiale facemmo amicizia e mi chiese se fossi interessato a provare un allenamento con la squadra. Molto eccitato all’idea accettai la proposta, andai con lui alla presentazione del team ad ottobre ed iniziai gli allenamenti».

E poi?

«Il destino ha voluto che lui e mia mamma si sposassero dopo qualche anno, perciò lui è diventato a tutti gli effetti mio padre. Devo sicuramente a lui tutta la passione e la dedizione che dedico a questo sport e in particolare ai Mastini. Da due stagioni non gioca più, ma nei miei primi anni siamo scesi in campo insieme e chiaramente quindi è sempre stato il mio mentore, nonché punto di riferimento. La scorsa stagione ho avuto anche l’onore di indossare sua Jersey e quella “C” di capitano che per anni ha portato con grandissimo orgoglio».

Guardando alle performance individuali dello scorso anno non è stata una cattiva scelta indossare il caschetto…

«Direi proprio che non rimpiango quella decisione (sorride, ndr.). Il primato nella classifica dei runningback è stato indubbiamente reso possibile dal sistema di gioco corale, molto improntato sulla corsa. Durante l’annata abbiamo perfezionato ogni dettaglio e soprattutto ho imparato, grazie ai consigli del mio quarteback e dei coaches, a fidarmi molto della linea d’attacco e di tutti gli altri compagni. Si sa poi che in alcune giocate anche la fortuna gioca un ruolo importante e spesso è stata dalla mia parte».

Da come me ne parli si scrive «Mastini», si legge «Casa»… sbaglio?

«È proprio così, i “Cagnacci gialloblù” in questo processo di crescita personale sono stati la mia seconda famiglia. Nonostante in questi miei sette anni di carriera abbia visto ciclicamente nuovi arrivi in squadra e tanti abbandoni, ogni volta che scendo in campo con questi colori mi sento parte di un qualcosa di più grande. La famiglia De Martin mi ha sempre trattato come un figlio, per questo ho davvero un ottimo rapporto con il Presidente e con tutta la dirigenza. È un contesto familiare, ma ciò non toglie che ognuno di noi in campo ricerchi in sé e nei propri compagni la massima professionalità possibile».

Negli alti e nei bassi sei sempre rimasto fedele alla causa…

«Da quando ho iniziato a giocare nell’ottobre del 2012 la squadra ha attraversato periodi molto positivi, con stagioni vittoriose, e annate più complicate. Negli ultimi tre campionati il numero di successi è progressivamente aumentato e credo che stiamo raggiungendo la giusta maturità come collettivo. È frutto di una realtà che crede fino in fondo in quello che fa e che vuole dare un segnale positivo al movimento del football in Italia. Personalmente porto in Nazionale tutte le esperienze, tutte le emozioni che ho vissuto con la “Jersey” gialloblù».

manuel savoia mastini

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