Il futuro del Villafranca è custodito in mani sicure

Renato Gelio rappresenta la memoria del calcio dilettantistico veronese. Suo il merito di aver scoperto Andrea Nalini: «Mi colpì subito la sua velocità nel pensare».

Renato Gelio villafranca

Un uomo, un dirigente, un’istituzione. Renato Gelio prima di tutto è un maestro di calcio: il Responsabile del Settore Giovanile del Villafranca è da molti considerato il più grande conoscitore del dilettantismo veronese, un’investitura che affonda le radici nella sconfinata esperienza maturata prima da allenatore e successivamente da dirigente.

Dal ’98 al 2006 ha ricoperto il ruolo di vertice nel vivaio castellano, trascorrendo i successivi sei anni al Castelnuovo, prima di diciotto mesi all’Hellas Verona. Nel 2012 è tornato alla casa base, diventando sempre più un meccanismo cardine nella macchina bluamaranto.

Anche e soprattutto grazie al suo lavoro, il cielo si presenta terso sopra al Castello. «Siamo ripartiti quest’estate facendo affidamento su una macchina che funziona da anni – commenta Gelio – ci proponiamo come sempre di conquistare risultati importanti, come nella scorsa stagione, ma al di là dei concetti di “vittoria”e “sconfitta” tutto il nostro operato deve sempre ruotare attorno ad impegno e passione. Annoveriamo quattro categorie regionali, un vanto che condividiamo a Verona col solo Legnago. In generale tutte le annate sono competitive e questo è un bel riconoscimento per gli sforzi che la società pone annualmente in essere».

Gelio ha poi indicato la ricetta per un Settore Giovanile vincente e ben strutturato. Gli ingredienti sono semplici ma non banali. «Nel programmare una stagione sono imprescindibili organizzazione a monte e lavoro sul campo. Allenarsi è la base di tutto e solo attraverso passione, entusiasmo ed impegno in settimana si può pensare di ottenere dei buoni frutti il sabato o la domenica. La partita è infatti solo un compito in classe che verifica il precedente livello di preparazione».

Sotto lo sguardo sapiente del dirigente villafranchese sono passati migliaia di talenti del calcio veronese e non solo. Uno, però, quegli occhi li ha fatti particolarmente brillare. «Andrea Nalini (ora al Crotone in Serie B, ndr.) possedeva tutte le qualità che ho elencato in precedenza – aggiunge Renato – mi fu segnalato da un amico a Pradelle e quando lo vidi per la prima volta capii subito che avrebbe potuto fare grandi cose. Mi colpì soprattutto la sua rapidità mentale, poi chiaramente madre natura gli ha dato delle immense qualità che col tempo ha affinato, ma penso che una la sua forza principale sia appunto la rapidità di pensiero».

Un bacino, quello del Villafranca, dal quale Gelio si auspica possano essere pescati altri talenti come quello di Pradelle. «Coinvolgiamo ben duecentosettanta ragazzi, dalla Scuola Calcio fino agli Allievi – chiude il Responsabile – ciò che chiediamo ai nostri giocatori è impegnativo a livello orario, considerati i tre allenamenti per le rappresentative regionali, oltre alle trasferte talvolta molto distanti, ma indispensabile per formarli dentro e fuori dal campo. Il duro lavoro paga sempre».

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