Francesca Salaorni, la bandiera del Chievo Fortitudo che sventola da diciotto anni

Il capitano gialloblù è uno dei pilastri sui cui si fonda il nuovo corso sportivo in casa Fortitudo. Nonostante i recenti cambiamenti lo storico sodalizio veronese ha preservato la sua identità: «Qui familiarità e professionalità sono una cosa sola».

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Trovare continuità nel cambiamento è un’antitesi che nello sport può portare a grandi risultati. In casa Fortitudo quest’estate si è assistito ad una piccola rivoluzione: l’entrata in società del Chievo ha mischiato le carte a livello dirigenziale e di spogliatoio, conferendo nuova linfa ad un movimento lo scorso anno già estremamente competitivo. 

Punto di riferimento nel rinnovato progetto gialloblù è rimasto Francesca Salaorni, bandiera della Fortitudo al diciottesimo anno consecutivo di servizio alla causa. In quel di Mozzecane sono mutate dunque le foglie, ma non le radici: «L’ingresso del Chievo per noi è un qualcosa di estremamente positivo – spiega il capitano del Chievo Fortitudo Women – la visibilità esterna è indubbiamente aumentata e per ora non ci stanno facendo mancare davvero nulla. Ci stiamo confrontando con un torneo di Serie B che si è livellato verso l’alto e basta guardare il novero di pretendenti promozione per rendersi conto della qualità che anima questa manifestazione. Sono infatti sei le realtà che possono puntare al grande salto, ma come sempre le ambizioni delle varie rappresentative dovranno confrontarsi con la concretezza del rettangolo di gioco».

Il Femminile è stato recentemente «invaso» da club professionistici provenienti dal calcio maschile, una contaminazione che, sotto certi aspetti, non è vista da tutti di buon grado. Salaorni ha un punto di vista condivisibile sull’argomento. «Come in ogni cosa ci sono dei pro e ci sono dei contro – prosegue – di sicuro questa manovra avvicina il nostro movimento al professionismo e a quella parità di diritti con gli uomini tanto reclamata in passato. Spero però che questa ventata di novità non alteri le prerogative del nostro calcio, caratterizzato dalla “pulizia” e dall’assenza di preponderanza della componente economica». 

Nell’estate del 2018 Francesca ha vissuto un’esperienza decisamente sui generis: il difensore clivense ha vissuto per tre mesi in Islanda, militando nella fila dell’IR Reykjavìk, in Serie B. «È stato un trimestre molto formativo, che mi ha regalato una visione di calcio per forza di cose distante dai nostri canoni. Era appena volto al termine un campionato intenso col Mozzecane e, dato che in Islanda si gioca d’estate, mi sono subito tuffata in quest’avventura. L’Islanda è diversissima da noi sia in quanto a stile di vita, sia riguardo la concezione del gioco: se l’aspetto tecnico può essere paragonabile al nostro, in quanto a fisicità loro vanno il doppio. Rivivrei quei mesi con piacere». 

Per gli amanti del calcio in rosa veronese, la Fortitudo resterà infine sempre una confortevole casa. «Vivo quest’ambiente da diciotto anni, ma non si è mai persa quella scintilla che da sempre ci contraddistingue – conclude Francesca – noi giocatrici ci sentiamo parte di un qualcosa che trascende il mero aspetto sportivo. Nonostante questa familiarità, però, la professionalità non è mai messa in secondo piano. Ed è proprio in questo connubio che risieda tutta la nostra forza».

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