False plusvalenze Chievo-Cesena, sequestri per nove milioni

Il Tribunale ha disposto il sequestro preventivo di beni per 3,7 milioni di euro nei confronti del Chievo e per 5,3 milioni contro il Cesena Calcio. Coinvolti nel provvedimento anche i presidenti dei due club.

Luca Campedelli, Presidente A.C. Chievo Verona

In tutto sono 29 le persone indagate, con le ipotesi di reato per bancarotta fraudolenta, falso in bilancio e reati tributari di emissione e utilizzo di fatture false. Proseguono le indagini sul Cesena Calcio, società fallita nell’agosto 2018. La Guardia di Finanza di Forlì, in esecuzione dell’ordinanza del Gip, ha sequestrato beni per il valore complessivo di circa nove milioni di euro.

Nel mirino delle fiamme gialle, le presunte condotte illecite connesse alla compravendita di giovani calciatori avvenute tra la società fallita e il Chievo Verona. In particolare, tra il 2014 e il 2018, le due società sportive hanno effettuato delle reciproche compravendite di calciatori minorenni. Operazioni che sono risultate dal valore sproporzionato. Oltretutto, i giovani calciatori non scendevano mai in campo con la squadra acquirente, ma venivano anche prestati ad altri team.

Le false plusvalenze ricostruite nel periodo di riferimento ammontano a quasi 30 milioni di euro e costituivano l’escamotage per mantenere in vita una società che avrebbe dovuto richiedere l’accesso a procedure fallimentari da diversi anni e che continuava ad omettere con sistematicità il versamento delle imposte. Il debito accumulato con l’Erario ammontava a oltre 40 milioni di euro.

Le operazioni poco trasparenti sarebbero confermate dalle intercettazioni telefoniche di alcuni indagati. Le due società hanno potuto così alterare i propri bilanci, riportando in positivo i risultati di esercizio. Senza contare che le manovre hanno permesso al Chievo e al Cesena di rispettare sulla carta i requisiti federali e garantirsi l’iscrizione ai campionati di serie A e B nelle ultime stagioni sportive.

Il club scaligero, in una nota, ha riportato alcune affermazioni contenute nel Comunicato Ufficiale del 05/11/2018 della Corte di Appello Federale, relativo alla sentenza della stessa del 25/10/2018, che stabiliscono:

1) “… I valori esatti dei diritti ceduti …. in una situazione di libero mercato, non possono che essere quelli stabiliti dalle parti in un regime di libero mercato“.

2) “Non è possibile addivenire ad una esatta valutazione dei valori di bilancio conseguenti ad una diversa determinazione del prezzo di cessione dei diritti e del relativo valore iscritto a bilancio“.

3) “…Non è possibile addivenire ad un’esatta valutazione dei valori di bilancio conseguenti ad una diversa determinazione del prezzo di cessione dei diritti e del relativo valore iscritto a bilancio. In assenza di tale elemento, non si può dire raggiunta la prova dell’illecita iscrizione delle squadre deferite ai campionati di appartenenza e, quindi, della violazione dell’art. 8, comma 4, CGS, richiesta dalla Procura”.

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