Elisa Molinarolo, una donna con le ali

La venticinquenne veronese lo scorso giugno ha fissato il quinto tempo di sempre nella storia italiana del salto con l’asta femminile. Il sogno all’orizzonte ora è ambizioso: «L’Olimpiade? Meta lontanissima, ma ci voglio provare».

Un salto in mezzo al cielo. Elisa Molinarolo era una promessa dello sport veronese che si è trasformata in splendente realtà: la venticinquenne originaria di Soave lo scorso giugno a Vicenza ha saltato 4 metri e 41 centimetri, quinto risultato femminile di sempre nella storia del salto con l’asta italiano. La sua è una storia di difficoltà, momenti di buio, ma soprattutto di impagabili rivincite: fissato questo confine, l’obiettivo più evidente ora all’orizzonte si chiama Olimpiade 2020. Per centrarlo, Elisa dovrà alzare ulteriormente l’asticella dei propri sogni, un’impresa che da quanto ci ha trasmesso con le sue parole appare sicuramente in linea con la determinazione del proprio essere. 

Elisa, iniziamo quest’intervista dalla fine… raccontaci le emozioni di quell’indimenticabile domenica di inizio giugno.

«È stata una giornata indimenticabile. Quest’anno avevamo deciso di lavorare con aste più lunghe, una scelta che avevamo messo in conto ci sarebbe potuta costare un anno sportivo tra pratica e applicazione in gara. Quando ho iniziato la stagione all’aperto ho saltato con un’asta vecchia e ho subito fissato il mio “personale” a 4.26 metri, migliorando di un centimetro il precedente “score” di luglio 2017. Qualche settimana dopo mi sono cimentata in una seconda prova, senza il mio allenatore, e sono salita sino a 4.30 un miglioramento significativo, ma niente di paragonabile rispetto a quanto successo il 3 giugno. Sfondare il muro dei 4.40 è stato un qualcosa di sensazionale, soprattutto pensando che con soli 11 cm in più mi sarei qualificata per il Mondiale…»

Dicono che superati i 4.40, un saltatore può davvero iniziare a sognare in grande… 

«Diciamo che acquisisci una consapevolezza diversa. Aver fissato la quinta misura italiana assoluta a livello femminile è un qualcosa che mi riempie di tantissimo orgoglio. Recentemente ho deciso di affidarmi ad un manager e partecipare a gare come quella disputata lo scorso agosto a Lussemburgo mi ha permesso di respirare un’atmosfera d’alto livello. L’anno prossimo ci sono le Olimpiadi e a venticinque anni potrebbe essere davvero l’occasione giusta per dare una svolta decisiva alla mia carriera: sarà durissima, ma da qui in avanti lavoreremo per centrare quell’obiettivo».

Come riesci a gestire il connubio «lavoro-sport»?

«Le mie giornate sono infinite – scherza – sono in ufficio dalle 9 alle 18, poi mi sposto al campo e mi dedico all’atletica sino alle 22. Sono ritmi oggettivamente complessi, ma questo è l’unica alternativa percorribile: le due ragazze davanti a me in Italia fanno parte del gruppo sportivo militare e possono permettersi di dedicarsi allo sport al 100%, io invece, lavorando, devo fare di necessità virtù».

Nel tuo passato hai sperimentato una grande varietà di discipline: dalla ginnastica artistica, al salto con l’asta, passando per il basket acrobatico, intervallando anche l’attività di allenatrice di pattinaggio sul ghiaccio. L’amore per lo sport è sempre stato il motore della tua quotidianità…

«Direi proprio di sì. Ho cominciato a praticare ginnastica artistica a Monteforte d’Alpone all’età di quattro anni, seguendo la passione di mia sorella. A dodici anni mi sono trasferita a Padova, dov’è presente il Centro Tecnico Regionale, una struttura che mi ha permesso di allenarmi con sempre più intensità e consapevolezza. Nel 2008 però in un collegiale con la Nazionale ho subito un grave infortunio alla spalla che mi ha costretto ad interrompere l’attività sportiva per addirittura un anno. È stata una brutta tegola, soprattutto perchè i medici non riuscivano a trovare una cura per il mio infortunio e per questo i tempi di recupero continuavano a posticiparsi».

E poi?

«Rimessami completamente in sesto, ho capito subito che il mio corpo era cambiato, mi ero alzata di diversi centimetri, un fattore, l’altezza, che difficilmente va a braccetto con la ginnastica artistica. Decisi allora di dedicarmi anche al salto con l’asta, in quanto la palestra era molto vicina sia al campo d’atletica, sia al Liceo scientifico sportivo che all’epoca frequentavo. Amo il salto con l’asta perché è uno sport oggettivo: è l’asticella a parlare e non i giudizi, talvolta soggettivi dei giudici». 

Una scelta che, col senno di poi, non puoi di certo rimpiangere…

«Ero felice fin da subito – conclude – dopo sei mesi infatti venni convocata dalla Nazionale per disputare un triangolare. Tutto andava per il meglio, ma nei successivi due anni mi arenai sempre sulle stesse misure. Non riuscivo ad alzare l’asticella e non lo nego, ho meditato anche di mollare tutto e di cominciare a intraprendere uno stile di vita da ragazza “normale”. “È troppo presto per mollare, devo provarci ancora”, ripetevo continuamente a me stessa e in effetti da lì a poco i risultati iniziarono ad arrivare. Nella vita sono riuscita a prendermi tante rivincite, soprattutto nei confronti di coloro che hanno sempre avuto una scarsa considerazione di me: il sacrificio e il duro lavoro pagano sempre, ne sono fermamente convinta».