Da Villafranca a Sona, Capitan Avanzi si racconta

All’ombra del Castello, tre mesi fa, si è ammainata una bandiera. Samuele Avanzi non è più il condottiero del Villa.

Samuele avanzi

Il capitano, dopo aver condotto per tante stagioni la nave in porto, ha salutato con un dolce sorriso la nave. Dopo dieci anni di amore incondizionato per la casacca bluamaranto, Samuele Avanzi quest’estate ha deciso di cambiare vita. Il Sona è infatti la nuova casa per uno dei rappresentanti più illustri del recente dilettantismo nostrano, un uomo, prima che un giocatore, in grado di incarnare per un decennio valori e ambizioni del movimento calcistico «Villafranca». 

Centrale, terzino, talvolta goleador: al di là del confinamento tattico Avanzi per il Villa è stato soprattutto un uomo squadra, un leader carismatico, punto di riferimento imprescindibile dentro e fuori dal campo per ogni allenatore che abbia accettato l’incarico di sedere all’ombra del Castello. 

Intervistato ai nostri microfoni, Samuele ha ripercorso con emozione un’avventura da tramandare a tutti gli amanti di questo sport.

Samuele, dicono che la fine sia una parte del viaggio e che volenti o nolenti dobbiamo accettarla. Quali sono le motivazioni che ti hanno portato a prendere questa scelta? 

«Com’è facile immaginare, non è stata affatto una decisione semplice. Le cause sono state molteplici, su tutte il lavoro ha giocato un ruolo importante, oltre a qualche divergenza di vedute con la dirigenza. Penso che però sia stato il momento per salutare un ambiente che resterà sempre casa mia». 

Sei arrivato a Villafranca come ragazzo, te ne sei andato come uomo… 

«Ho vissuto delle emozioni indescrivibili che è impossibile dimenticare. Dalla fascia di capitano a ventidue anni, passando per la partita al Tardini di Parma, sino alla recente salvezza contro il Legnago è davvero difficile elencare tutto quello che ho vissuto in questi dieci anni. Abbiamo gioito e abbiamo sofferto insieme, per questo ci tengo a ringraziare tutti coloro che credono nel «Villa», in primis il mio grande presidente Mirko Cordioli».

Tra tutte le offerte che hai ricevuto, perché proprio il Sona?

«In D mi hanno cercato diverse veronesi, ma non me la sentivo di ritrovare già subito il Villafranca da avversario. Per questo, spinto anche dal mio compagno di squadra Filippo Tanaglia, ho deciso di scendere in Eccellenza, accettando la proposta di una realtà ambiziosa con degli obiettivi ben definiti. L’alternativa sarebbe stata quella di tornare nel bresciano, ma penso che la scelta di venire a Sona sia stata corretta. Siamo un gruppo nuovo, che però a mio avviso ha le carte in regola per fare molto bene: questa squadra può andare lontano».

Con Villafranca è dunque un addio o un arrivederci? 

«Nella vita mai dire mai. Ho dei rapporti buoni con l’ambiente, quindi non escludo a priori un ritorno in futuro. Magari dunque potrebbe essere solo un arrivederci, chissà: indipendentemente da questo augurerò sempre il meglio al Villafranca!».  

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