Con l’Hydras Quidditch la magia a Verona è di casa

Tommaso Corcioni è il fondatore, nonché trainer, della rappresentativa veronese di quidditch. «Ciò che ci lega è la passione, speriamo di venire riconosciuti come disciplina sportiva a tutti gli effetti».

La «magia» dello sport nella sua essenza più compiuta. Il quidditch, disciplina dapprima immaginaria nata dalla penna di J.K.Rowling nella saga «Harry Potter», dal 2005 ha trovato terreno fertile anche nel mondo dei «babbani» e Verona in questo senso sta diventando sempre più punto di riferimento in ambito nazionale.

Il quidditch si pratica in sette membri per squadra – di cui tre cacciatori, un portiere, due battitori e un cercatore – e in concreto ha assorbito pressoché tutte le regole stabilite dalla scrittrice britannica nei suoi libri. Lo scopo ultimo delle due squadre rivali è infatti quello di fare punto con una palla da dodgeball – la pluffa –  in uno dei tre anelli posizionati alle due estremità del campo. Proprio come in un match tra casate ad Hogwarts – la scuola di Magia e Stregoneria – ruolo fondamentale nell’economia dell’incontro è rivestito dai cercatori, i quali hanno il compito di acchiappare il «boccino d’oro», impersonificato da un giocatore terzo con il compito di non farsi prendere.

La nostra città è rappresentata dall’Hydras Quidditch Cus Verona e insieme al referente provinciale, nonché allenatore del movimento, Tommaso Corcioni ci siamo addentrati in questa fantastica realtà. «Come società siamo nati in maniera spontanea – spiega – ciò che ci unisce è la passione che condividiamo sul campo di gioco nonché chiaramente l’interesse verso l’universo potteriano. Il quidditch cosiddetto “babbano” nasce negli USA nel 2005, precisamente nel College di Middlebury nel Vermont e in Italia vede la luce sei anni più tardi grazie all’Associazione Italiana Quidditch, motore pulsante di tutto il settore. Le regole che caratterizzano il gioco sono sostanzialmente identiche a quelle dei libri, con l’unica differenza che chiaramente non utilizziamo scope magiche, ma paletti omologati che teniamo tra le gambe. Ci stiamo muovendo per essere riconosciuti come realtà sportiva a tutti gli effetti: speriamo che col tempo i nostri sforzi in questo senso vengano ripagati appieno».

 Proposito concreto è anche quello di sfatare alcuni «tabù» da sempre affibbiati al movimento. «Il quidditch è uno sport di contatto, assimilabile per certi versi al rugby, nel quale è preponderante la componente fisica. Non siamo dunque solo dei meri “cosplayer”: strappare quest’etichetta che ci hanno appiccicato addosso è essenziale per far capire a tutti la vera natura di ciò che facciamo».

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