Cecilia Panato, nata pronta
Un’ascesa inarrestabile, un moto destinato a caratterizzare per anni il futuro dello sport veronese. Cecilia Panato, diciotto anni il prossimo 16 gennaio, è una delle stelle più brillanti del firmamento canoistico italiano (e non solo). Figlia di Vladi Panato, indimenticato pluricampione del Mondo nella categoria della discesa fluviale e attuale CT della Nazionale, la giovane atleta veronese condivide passione e successi legati alla canoa con tutto il suo nucleo familiare ed in particolare con la sorella Alice, di tre anni più grande, anch’essa ripetutamente agli onori della cronaca per le proprie brillanti imprese sportive. Cecilia al recente Mondiale Junior e Under 23 in Bosnia ha fatto incetta di medaglie, rendendo ancora più grande il nome del Canoa Club Pescantina all’interno e all’esterno del nostro Stivale. I recenti exploit fortificano un concetto: la vittoria, in casa Panato, è un affare di famiglia.
Ciao Cecilia, è troppo scontato chiederti come sia nata la passione per questo sport?
«Diciamo che il contributo di mio papà è stato determinante – ride, ndr. – da piccola ho iniziato a fare nuoto, poi in quinta elementare ho deciso di addentrarmi nel mondo della canoa, seguendo anche la passione di mia sorella Alice. Insieme a mio padre sono scesa in acqua e da lì è stato subito amore: di questo sport amo il suo lato “selvaggio” ed il contatto con la natura, due caratteristiche che non si possono, per esempio, trovare in una piscina. Il canoismo mi ha permesso inoltre di viaggiare in giro per il Mondo, facendomi incontrare tantissime persone e culture diverse».
Come si vive lo «sport» all’interno della tua famiglia?
«Con Alice siamo in primis sorelle e solo successivamente viene la rivalità agonistica. Tra di noi ci sosteniamo e confrontiamo, un supporto che negli anni ha permesso ad entrambe di crescere e migliorare. Mio papà, essendo tra l’altro Tecnico della Nazionale, è per me un grande punto di riferimento che dall’altro della sua esperienza può dare tantissimo a me ed in generale al Movimento».
Che aria si respira invece al Canoa Club?
«Siamo tutti amici, prima che compagni di squadra. L’ambiente è estremamente positivo in quanto condividiamo moltissimo tempo assieme, quindi è come se fossimo una grande famiglia. I recenti risultati penso siano lo specchio anche di questa passione e affiatamento».
Quanto è realistico per un giovane atleta italiano pensare alla canoa come al suo futuro lavoro?
«Per un canoista di discesa fluviale è estremamente complicato entrare in un gruppo militare, per questo motivo mi sto dedicando anche allo slalom, disciplina Olimpica. Lunedì infatti partirò alla volta di Dubai per allenarmi in un particolare campo slalom: speriamo che il lavoro ripaghi e che il futuro mi possa riservare ancora delle belle soddisfazioni».
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