Sport e inclusione secondo Olympic Basket Verona

Michele Zilocchi, vicepresidente e giocatore dell’Olympic Basket Verona, è intervenuto ai nostri microfoni per raccontarci la realtà veronese del basket in carrozzina.

Il tema del giorno è l’inclusione nel mondo dello sport, un tema importante che nel Veronese vede tante realtà impegnate per garantire a chiunque un percorso sportivo che giova anche allo stato psicofisico di giovani e non. Ne parliamo con Michele Zilocchi, vicepresidente e giocatore dell’Olympic Basket Verona.

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Cos’è l’Olympic Basket Verona?

L’Olympic Basket Verona, nella sua forma associativa, è stata fondata nel giugno del 2009, quello che facciamo è partecipare a campionati agonistici di serie B e talvolta A2 con la prima squadra, e coltiviamo in particolar modo il settore giovanile. Crediamo molto nell’integrazione e inclusione dei giovani, dando la possibilità di partecipare a dei campionati  e avere a che fare con coetanei anche a chi non era magari pronto a competere a livello agonistico. 

Come procede il campionato di serie B, nonostante la situazione pandemica?

Siamo stati fermi durante il primo lockdown, da marzo a giugno 2020 circa. Lo Sporting Club di Verona ci ha poi concesso un campetto allo Sporting Club di Verona che ci ha permesso di allenarci durante l’estate e siamo andati al campionato, da settembre non ci siamo mai fermati. Ha subito qualche ritardo, ma è partito. Domenica scorsa abbiamo giocato (e vinto) contro il Brescia, questo sabato invece saremo a Varese, sabato prossimo contro il Vicenza e quindi di fatto il nostro campionato procede.

Com’è giocare senza pubblico?

Dobbiamo farcene una ragione, non si può fare diversamente. Una volta quando entravamo nel palazzetto trovavamo un pubblico molto vivace e sempre affollato. Capiamo che in questo momento c’è un’emergenza da arginare e noi ci mettiamo il nostro, e siamo già grati di poter giocare il campionato.

Da diversi anni avete dato vita a un progetto che coinvolge le scuole veronesi. Ce ne parli?

Nel 2014 abbiamo creato un progetto chiamato “A ruota libera”. Prima del Covid coinvolgeva ogni anno circa duemila studenti. Ci interfacciavamo in una mattinata con varie classi della scuola, partendo con moduli da due ore, in cui parlavamo della disabilità nello sport, le varie fasce di disabilità e poi una seconda fase in cui giocavamo con i ragazzi, facendo loro provare l’esperienza del giocare in carrozzina

Nel basket in carrozzina possono giocare anche i normodotati, giusto?

Questa è una bella peculiarità. Quando mi hanno proposto di giocare a basket in carrozzina non sapevo che avrei potuto giocare in campionato anche da normodotato. L’ho presa di estremo buon grado: all’inizio ero un po’ timoroso, temevo che a una persona con disabilità potesse in qualche modo infastidire che una persona sana potesse giocare insieme a lui. Lo vedevo come togliere un posto a una persona con disabilità. Poi ho capito che giocare a basket in carrozzina era un’opportunità per loro di fare il mazzo a una persona che di disabilità non ne aveva. È stata una bella esperienza potermi cimentare con una realtà così competitiva.

Se qualcuno volesse provare o informarsi sull’Olympic Basket, come potrebbe fare?

Noi abbiamo una pagina Facebook, “Olympic Basket Verona” e nell’arco di poche ore rispondiamo sempre. Diamo sempre la possibilità provare il basket in carrozzina: abbiamo due preparatrici atletiche che ci seguono per la parte di preparazione e che si stanno avviando al percorso di allenamento. Possiamo quindi vantare la presenza di studentesse di Scienze Motorie che possono affiancare chiunque voglia provare questo percorso. 

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