Sport e inclusione, l’esempio di “Judo in Armonia”

Stamattina, la fondatrice di "Judo in Armonia", Luigina Desopo, è intervenuta su Radio Adige Tv per parlare della sua realtà: di come è nata di come è diventata un punto di riferimento per molti bambini con disturbi dello spettro autistico.

L’inclusione a livello sportivo è un tema importante, che nel veronese vede tante realtà impegnate per garantire a chiunque un percorso sportivo che, in qualche modo, porta ai partecipanti anche benessere psicofisico. Dal basket in carrozzina ai percorsi più curiosi, tra le società del territorio che hanno deciso di fare dell’inclusione una vera e propria missione, c’è anche “Judo in armonia”, di cui ci ha parlato la fondatrice Luigina Desopo.

Che realtà è quella di “Judo in Armonia”?

«La nostra realtà è nata ormai sei anni fa ed è partita per caso: io sono un’insegnante di judo, insieme al mio collega Claudio Marcolini, e abbiamo avuto una richiesta di una mamma di un bambino autistico per far partecipare il figlio ai corsi di judo. Noi all’inizio non sapevamo come fare, perchè non eravamo preparati a come accogliere un bambino con differenti richieste. Quindi abbiamo cercato di documentarci e vedere come fare e abbiamo cercato di studiare per conto nostro come accogliere questo bambino. È stato uno degli anni più belli, perchè siamo partiti con entusiasmo e abbiamo avuto la collaborazione di tutti i bambini che facevano parte del gruppo. Al momento abbiamo una trentina di bambini e ragazzi iscritti, partono dai 4 anni e arrivano fino a oltre i 25 e riusciamo ad operare perchè abbiamo anche un buon numero di volontari che sono entrati a far parte del gruppo. Voglio sottolineare però che non ci si può improvvisare insegnanti per lavorare con bambini che necessitano di particolari attenzioni: noi facciamo corsi di aggiornamento supportati da psicologhe. Prima di tutto bisogna sapere cos’è l’autismo e entrare nel loro mondo, senza pretendere che siano loro a entrare nel nostro».

Quanto è importante “fare inclusione” nello sport?

«L’inclusione è importantissima, perchè i bambini con la sindrome dell’autismo sono, prima di tutto, bambini e vogliono stare con i coetanei, giocare e fare le attività che fanno tutti i bambini. Considerando questo è importante farli sentire come tutti gli altri. Noi abbiamo anche fatto degli stage a Lignano ed è stata un’esperienza bellissima perchè i bambini si integrano tra loro. C’è comunque bisogno dell’adulto dietro, che deve spiegare in onestà perchè quel bambino è diverso».

Come state vivendo questi mesi di pandemia, come siete riusciti a conciliare l’emergenza sanitaria e la necessità di fare attività con i ragazzi?

«Questo periodo è stato tremendo, perchè noi abbiamo fatto di tutto per insegnare ai bambini che possono fidarsi delle persone che hanno accanto, che si possono toccare, che si può lavorare con loro. Questa chiusura ha spiegato ai bambini che tutto quello che si era imparato prima non vale più. Avevamo ripreso ad ottobre le nostre attività con tutte le precauzioni del caso, ma il problema è che lavoriamo nella palestra che ci concede il Coni da anni, ma non essendo una nostra palestra, siamo stati i primi a dover restare a casa perchè non abbiamo atleti agonisti. Abbiamo dovuto quindi bloccare tutto di nuovo. Ci siamo allora reinventati nell’ultimo mese e abbiamo chiesto al comune di Buttapietra se ci concedevano di usare il giardino davanti alla palestra e quindi abbiamo iniziato a fare attività all’aperto. I bambini hanno risposto in maniera eccellente. Ora ci siamo fermati di nuovo».

Voi in questi mesi siete anche stati coinvolti in un progetto europeo molto interessante. Ce ne parli?

«Noi collaboriamo da diversi anni con lo “Special Needs Judo Union”, che è un’associazione di palestre di altri Paesi che studiano un judo adattato per i ragazzi con disabilità. Siamo entrati a far parte di un progetto Erasmus+ che prevede che i diversi Paesi europei scrivino un manuale insieme per poter aiutare quegli insegnanti e palestre che vogliono avvicinarsi a questo mondo. Noi siamo disponibili comunque a fare formazione anche perchè non vogliamo che gli altri abbiano le stesse difficoltà che abbiamo avuto noi. Questo progetto lo presenteremo il 12 marzo 2022».