Sergio Pellissier, il bomber e uomo di provincia raccontato da Paolo Sacchi

Paolo Sacchi, giornalista sportivo e storico commentatore del Chievo, ha raccontato Sergio Pellissier nel libro "Storie di Bomber e di gente di provincia". Ne ha parlato con noi su Radio Adige TV.

Paolo Sacchi Sergio Pellissier

Pellissier raccontato in un libro da Paolo Sacchi

Si intitola “Storie di bomber e di gente di provincia” il libro edito da Les Flaneurs al quale ha collaborato il giornalista e cronista sportivo veronese Paolo Sacchi. Storico commentatore delle partite del Chievo Verona, a lui è stato affidato il compito di raccontare la vita di Sergio Pellissier, ex capitano del Chievo e ora presidente di Clivense.

Come ti sei avvicinato al mondo del giornalismo e come sei diventato cronista sportivo?

Ma è stata una carriera “volata” per certi versi: avevo già iniziato a lavorare come ufficio stampa e poi da lì naturalmente come tutti gli uffici stampa si ha una relazione con i giornalisti e stuzzica essere anche dall’altra parte della barricata. Questo mi ha incentivato anche a frequentare la comunicazione rispetto a quelli che la raccontano, ai media che oggi sono nell’occhio del ciclone. Da lì ho iniziato e poi mi sono legato, e forse è il tema a cui poi andremo a fare riferimento, anche alla storia del Chievo Verona, società unica nel suo genere.

Ricordo la prima volta allo stadio in tribuna stampa, penso fosse il 2004 ed eravamo ancora nel primo grande Chievo in Serie A. Nel frattempo sono diventato anche cronista e ho seguito per almeno un decennio quasi 300-400 partite e quindi in qualche modo la mia carriera giornalistica è legata in maniera indissolubile a quella dei colori gialloblù, che poi nel frattempo abbiamo visto hanno avuto un’evoluzione non particolarmente felice.

Com’è il lavoro del cronista, che non deve essere assolutamente semplice?

Penso che come qualsiasi tipo di attività, al di là della competenza, sia fondamentale il linguaggio. Raccontare una partita alla radio forse è ancora più impegnativo che rispetto alla televisione, perché non si possono avere tempi morti e quindi il flusso delle parole deve essere costante. Le prime volte ricordo che era anche un esercizio fisico: finivo stanchissimo, non dico tanto quanto chi era in campo, ma qualcosa di analogo. E poi col tempo ovviamente tutto viene gestito in maniera più tranquilla. In quest’ottica rimane il fatto di essere in un mondo come quello del calcio professionistico e ho avuto la fortuna di frequentare stadi importanti e assistere a partite contro formazioni di primissima fascia e quindi ovviamente c’è anche un’attenzione massima rispetto a un ambiente che per certi versi si prende molto sul serio.

Sergio Pellissier

Hai collaborato alla stesura del libro “Storie di bomber e di gente di provincia”. Come è stato raccontare la storia di un mito del calcio?

Beh innanzitutto mi ha fatto molto piacere essere cercato dalla casa editrice per raccontare la storia di un personaggio che non è di provincia ed è piuttosto evidente che con l’onore e la stima che ha maturato in questi anni giocando per il Chievo è diventato noto e conosciuto e apprezzato in tutto il Paese. Mi hanno chiamato anche perché penso di essere il giornalista che ha avuto il piacere e la fortuna di vedere più partite del Chievo nella storia più recente.

Detto ciò è chiaro che raccontare Pellissier per certi versi è estremamente semplice, perché come tutti i personaggi che troviamo nel libro, è un giocatore, è un uomo che in qualche modo ha scelto di vivere nella provincia. Io non la definisco una comfort zone: non l’ha scelto perché qui si è più tranquilli. Il Chievo indubbiamente ha delle caratteristiche di un club inserito nel territorio, un club che gli inglesi definivano Family Club dove c’è un’interazione tra i tifosi e i giocatori e dove c’è ancora la possibilità di interscambio di parlare con il calciatore, parlare con l’idolo anche se l’idolo di provincia non è proprio un idolo è uno di noi. Il libro è stato scritto prima dell’estate tant’è che alcune correzioni poi sono state inserite in corsa, legate proprio al passaggio tra la fine del Chievo Verona e la nascita della Clivense.

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