Nicolis (La Grande Sfida): «Le persone fragili ci insegnano a incontrarci»
Redazione
Roberto Nicolis, presidente dell’associazione La Grande Sfida, ha dedicato 35 anni a promuovere l’incontro e l’inclusione attraverso lo sport, la cultura, l’arte e la formazione. Un cammino che lo vede tra i protagonisti del 15° Premio Verona Network, in programma il 17 luglio a Bosco Chiesanuova, riconoscimento che premia le realtà più distintive del 2025.
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Roberto, come nasce La Grande Sfida?
Ero in servizio civile al Centro Sportivo Italiano, dove avevamo fatto alcune esperienze per coinvolgere persone con disabilità intellettive. Con Luca Molò e altri amici abbiamo contattato tutte le realtà veronesi per capire come dare risposta a un bisogno: il tempo libero, spesso trascorso a casa con la famiglia. Abbiamo cominciato andando a prendere 90 persone in autobus per proporre attività sportive adattate, ludiche e di comunità.
Che effetto fa ripensare a questo lungo percorso?
Roberto Nicolis: Se avessimo il contapassi, avremmo fatto tanta strada. Nel 1996 è nato il progetto “La Grande Sfida in Tour”, che ha poi coinvolto anche nazioni extraeuropee. La nostra idea è sempre stata quella di andare dove le persone vivono, costruendo una rete di comunità intorno alle persone più fragili, che sono catalizzatori di incontro.
Quest’anno festeggiate anche altri anniversari…
Roberto Nicolis: Sì, 30 anni di La Grande Sfida International e 20 anni del torneo “È un pallone come il mondo”, che riunisce cittadini veronesi di ogni provenienza. Ci troviamo, giochiamo, mangiamo e danziamo insieme. Vedere sudamericani ballare con africani, italiani e rumeni ti fa capire che un altro modo di vivere insieme è possibile.
E a maggio avete realizzato un sogno entrando in Arena con il festival IncontrArti…
È stata un’emozione enorme. In Arena artisti come Jovanotti e Cocciante hanno condiviso il palco con musicisti e danzatori con disabilità. Ricordo Andrea, una persona down, che ha suonato mentre Jovanotti cantava con Giovanni, un artista con sindrome di Asperger: insieme hanno interpretato “Sono un ragazzo fortunato”. Un momento indimenticabile che ci ha fatto pensare a quanto l’incontro attraverso l’arte possa cambiare tutto.
Recentemente hai riunito tutte le persone che hanno fatto parte di questo cammino. Che emozione è stata?
Roberto Nicolis: In Gran Guardia il palco era gremito di volti. Vedere riunite tutte le relazioni costruite in 35 anni è stato commovente. Molti ci hanno detto: “I nostri amici ci hanno fatto un grande regalo, ci hanno fatto incontrare”. Per alcuni questo è diventato un lavoro, per altri una vocazione. È la dimostrazione che l’educazione diffusa della comunità vale la pena di essere fatta.
Cosa ti auguri per il futuro?
Che si continui a seminare e a raccontare le cose belle. In un mondo di sovracomunicazione, è fondamentale diffondere testimonianze che diano speranza e ispirazione.
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