Italia, a Zenica 90 minuti per cancellare la paura
Redazione
Zenica non è solo una tappa nel calendario. È un bivio. Questa sera, 31 marzo 2026, l’Italia si gioca molto più di una semplice qualificazione, si gioca la propria credibilità. La Nazionale di Gennaro Gattuso arriva, infatti, con addosso il peso di due Mondiali mancati e la paura concreta di un terzo fallimento. Non è solo una partita, è una resa dei conti con la storia recente.
L’Italia si presenta con qualche certezza e molti interrogativi. Tra i pali ci sarà Gianluigi Donnarumma, garanzia ormai consolidata tra i migliori portieri al mondo, mentre davanti a lui la difesa dovrà reggere l’urto emotivo prima ancora che tecnico della Bosnia. A centrocampo, l’energia di Nicolò Barella e la qualità di Sandro Tonali saranno chiamate a dettare ritmo e personalità, due elementi che nelle ultime uscite non sempre si sono visti con continuità.
Davanti, invece, l’Italia cerca risposte. La coppia formata da Moise Kean e Mateo Retegui promette fisicità e profondità, ma servirà qualcosa in più: lucidità sotto porta, freddezza nei momenti decisivi, capacità di trasformare anche una mezza occasione in un gol.
Dall’altra parte, però, non c’è una comparsa. La Bosnia arriva a questo appuntamento con entusiasmo e leggerezza mentale, due armi spesso decisive in gare senza appello. Il simbolo resta Edin Džeko, leader carismatico e riferimento offensivo. Attorno a lui, una squadra compatta, fisica, pronta a sfruttare ogni errore degli azzurri.
Gattuso lo ha detto chiaramente alla vigilia: «Queste sono le notti per cui si vive. Ma sono anche quelle che possono lasciare cicatrici profonde». La sua Italia non è ancora completamente definita, oscilla tra voglia di costruire e necessità di vincere subito. E questa sera non ci sarà spazio per esperimenti o esitazioni.
La sensazione è che sarà una gara sporca, intensa, probabilmente bloccata. Una partita più da nervi che da tecnica. In questo contesto, l’Italia dovrà riscoprire una delle sue qualità storiche: la capacità di soffrire e colpire al momento giusto.
Sul tavolo c’è un biglietto per il Mondiale e la possibilità di chiudere definitivamente con il fantasma delle esclusioni, di ridare entusiasmo a un ambiente che negli ultimi anni ha oscillato tra delusione e speranza. Oppure, al contrario, di aprire una nuova crisi, forse ancora più difficile da gestire.
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