Hellas Verona, dal baratro di Piacenza alla retrocessione con Delneri

Prima parte dell'analisi sulle ultime stagioni in Serie A dell'Hellas Verona. Iniziamo dalla clamorosa retrocessione con Malesani nel 2002 a quella già scritta fin dall'inizio con Delneri nel 2016.

Curva Sud Hellas Verona Empoli

Una storia d’amore di alti e bassi, di passione e di litigate, di baci al tramonto e di porte sbattute. La relazione tra l’Hellas Verona e il campionato di Serie A è da sempre così: uno scudetto, tanti momenti indimenticabili, tanti momenti difficili, tante promozioni, tante salvezze e tante retrocessioni. Una storia travagliata diciamo.

Qualcosa si ruppe

5 maggio 2002. Stadio Garilli di Piacenza. Qualcosa si rompe. Una stagione strana, che ha quasi del clamoroso. I gialloblù, all’epoca allenati da Alberto Malesani, retrocessero incredibilmente in Serie B con 39 punti dopo un campionato mantenuto in controllo e alle pendici della zona Europa fino alla ventiduesima giornata, quando gli scaligeri avevano totalizzato 32 punti. Da questo turno di campionato in poi, con la salvezza a poche centinaia di metri, incominciò una discesa vertiginosa che portò l’Hellas Verona a realizzare solamente 7 punti in 14 giornate e a retrocedere incredibilmente in cadetteria, perdendo all’ultima giornata il match point salvezza a Piacenza per 3-0.

Una discesa che costò al Verona sette stagioni in Serie B e quattro in Lega Pro. Un burrone dove l’Hellas vide il fondo nell’annata 2007-2008 quando a Busto Arsizio, contro la Pro Patria, il gol del pareggio di Zetulayev salvò i gialloblù dalla retrocessione in Serie C2. Quella dell’attaccante uzbeko è forse la rete più importante della storia recente dell’Hellas Verona.

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Il ritorno in Serie A

18 maggio 2013. Certi amori fanno dei giri immensi e poi ritornano canta Venditti. L’Hellas e la Serie A, si riabbracciano in una giornata di maggio del 2013, quando allo stadio Bentegodi il pareggio per 0-0 contro l’Empoli, all’ultimo turno di campionato, vale la promozione nella massima serie. I gialloblù di Mandorlini e la Serie A poi si ridiedero appuntamento a fine estate, quando le idee sulla loro storia erano forse un po’ più chiare del solito.

24 agosto 2013. Tutto ricominciò da quell’Hellas Verona – Milan. Al Bentegodi arrivarono i rossoneri allenati da Massimiliano Allegri e trascinati in avanti da Mario Balotelli, il vero osservato speciale di quel caldo giorno di fine estate. 25.164 anime. Una partita che poteva fare la storia. Una partita che ha fatto la storia.

Il Verona del riconfermato Mandorlini per questo ritorno in Serie a si presentò con un 4-3-3 composto da Rafael tra i pali; difesa a quattro formata da Cacciatore, Maietta, Moras e Albertazzi; in mediana Massimo Donati, appoggiato dalle due mezze ali Romulo e Jorginho. Tridente d’attacco con Martinho a sinistra, Jankovic a destra e il nuovo nove Luca Toni punta centrale, al suo debutto in campionato in maglia gialloblù.

Un match che vide inizialmente il Milan passare in vantaggio con Poli, per poi essere raggiunto pochi minuti dopo dal colpo di testa di Luca Toni che sfrutta un cross da calcio d’angolo e batte Abbiati. Nel secondo tempo l’Hellas scrive la storia. Minuto 53. Contropiede dei gialloblù. Palla a Jankovic che controlla il pallone, guarda in area e con la trivela (ndr cross o passaggio effettuato con l’esterno del piede) pennella il pallone sulla testa di Luca Toni che colpisce e affonda per la seconda volta Abbiati e regala la vittoria ai gialloblù.

Il trionfo contro i rossoneri fu l’antipasto di una stagione fantastica. I ragazzi di Mandorlini chiusero la Serie A 2013-2014 al decimo posto in classifica, grazie ai 54 punti totalizzati, un numero mai visto prima a Verona. Questo nuovo record stabilito, al momento non è stato ancora raggiunto o superato da nessuno; l’unico a sfiorarlo è stato Igor Tudor nella scorsa stagione che con i suoi giocatori arrivò a totalizzare 53 punti.

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Una stabilità che durò poco

La salvezza della stagione precedente portò un entusiasmo incredibile nella città: durante l’estate arrivarono Rafa Marquez, capitano della nazionale messicana ed ex giocatore del Barcellona per sette stagioni, e Javier Saviola, anch’egli ex giocatore dei catalani dal 2001 al 2004 e nella stagione 2006-2007. Una stagione che vide ancora Mandorlini sulla panchina scaligera; il tecnico ravennate portò a termine un’altra stagione fantastica, anche se non riuscì a migliorare il piazzamento del campionato precedente. Infatti, chiuse al tredicesimo posto con 46 punti e ottenne la seconda salvezza consecutiva. Durante la Serie A 2014-2015 Luca Toni vinse la classifica marcatori con 22 reti a pari merito con Mauro Icardi dell’Inter. Sembra l’inizio di un periodo di continuità e stabilità in Serie A per il Verona. Ma non fu così.

Inizia la terza stagione nella massima serie, sempre sotto la gestione Mandorlini. Il ritiro di Racines parte con le più rosee aspettative per un’altra stagione da outsider. In gialloblù arriva uno degli attaccanti italiani più forti del nuovo secolo: Giampaolo Pazzini. Grande amico di Toni sin dai tempi della Fiorentina, il centravanti toscano segnerà sei reti nella sua prima stagione con la maglia del Verona. L’avvio di campionato 2015-2016 fu complicato per Mandorlini, che dovette fare i conti subito con molti infortuni, tra cui quello di Toni. L’Hellas colleziona solamente sei punti nelle prime quattordici giornate, e la società decide così di sollevare il tecnico romagnolo dall’incarico, dopo cinque stagioni sulla panchina gialloblù.

Al suo posto arriva Gigi Delneri, vecchia conoscenza del calcio veronese, che allenò il Chievo dal 2000 al 2004 e poi nella stagione 2006-2007. Il compito del tecnico friulano era quello di dare una scossa all’ambiente e salvare una squadra sfiduciata che infondo alla classifica, arrivava a pezzi da una prima parte di campionato sfortunata. A gennaio arrivarono giocatori del calibro di Rebic, Emanuelson e Samir per provare a raddrizzare le sorti, ma gli sforzi non servirono a non far retrocedere in cadetteria il club gialloblù, che chiuse in ultima posizione a quota 28 punti, e scese di categoria assieme a Frosinone e Carpi.

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