Hellas, Perilli: «Non ho scelto io il Verona, è il Verona che ha scelto me»
Presentato questa mattina Simone Perilli, il nuovo portiere classe 1995 che l’Hellas Verona ha aggiunto al suo organico per rafforzare il pacchetto dei portieri.
Cresciuto nei vivai di Lazio, Roma e Sassuolo, Perilli ha debuttato tra i professionisti – in Serie C, nella stagione 2014/15 – vestendo la maglia della Pro Patria. Nelle tre stagioni successive matura ulteriore esperienza in Serie C difendendo la porta della Reggiana e del Pordenone. A partire dal 2018, e nelle ultime 4 stagioni, ha giocato in Serie B totalizzando 21 presenze in forza a Perugia, Pisa e Brescia.
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«Non ho scelto io il Verona, è il Verona che ha scelto me. Quando sono venuto a conoscenza di questa chiamata, non ci ho pensato due volte a dire di sì. Come portiere non so giudicarmi, farlo sarebbe forse presuntuoso da parte mia. Sono un portiere normale che lavora tutti i giorni per cercare di migliorarsi». Così esordisce Simone Perilli, che dopo aver navigato tra le categorie inferiori, quest’anno trova la Serie A per la prima volta in carriera. «Questa categoria è un altro mondo. Ho giocato in differenti campionati italiani, e arrivare in Serie A è come essere su un altro pianeta, un qualcosa che non è decifrabile, spiegabile».
A Verona l’ex portiere del Brescia trova il collega di reparto Montipò e il preparatore dei portieri Massimo Cataldi: «Conoscevo Lorenzo a livello di nome. Nutro grande rispetto per lui. L’ho affrontato in passato nei campionati giovanili. Mentre con Massimo sono stati subito giorni di grande lavoro, abbastanza faticosi».
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Poi sulla prima in panchina con l’Hellas contro il Bologna analizza: «Non era facile ripartire dopo il match contro il Napoli. Siamo stati bravi e abbiamo meritato il punto conquistato a Bologna. La squadra ha fatto una grande prestazione. A Bologna si è rivisto quel DNA che ci era mancato nelle ultime partite».
Il nuovo portiere dell’Hellas ha deciso di vestire la maglia numero 34, che contiene un significato particolare per lui: «Questo numero mi appartiene. È la somma dei due giorni di nascita di miei figli Leonardo e Ginevra. I loro nomi me li sono scritti anche sui guanti».
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