Hellas, Gioè: “Siamo in salute nonostante l’aumento dei costi”

La Direttrice Generale, Simona Gioè, ha rilasciato delle interviste e ha tracciato un bilancio sulla situazione in casa Hellas Verona.

Hellas Gioè
Foto Hellas Verona

La Direttrice Generale dell’Hellas VeronaSimona Gioè, ha rilasciato delle interviste ai quotidiani locali. Di seguito i passaggi più significativi e le tematiche affrontate.

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Qual è lo stato di salute economico del Verona? “Discreto: in questi ultimi anni, dopo il ritorno in Serie A nel 2019, sono stati fatti degli investimenti per l’acquisto di giocatori per 100-110 milioni. Una cifra cui va aggiunta quella sostenuta per i prestiti e il pagamento dei premi di rendimento: in questo caso, parliamo di altri 20 milioni. D’altro canto, i ricavi per le cessioni sono stati pari a circa 100 milioni: 20, 30 milioni in meno. Inoltre, hanno pesato le perdite causate dalla pandemia. Tra mancati incassi, con lo stadio chiuso al pubblico, e gli interventi sanitari necessari, ammontano a 15 milioni. Ma il Verona sta bene”.

Il bilancio con cui è stata chiusa la stagione 2021-2022 ha evidenziato una perdita di poco più di 5 milioni. Come va valutata? “Deriva da quanto appena detto. Gli ingaggi, in questo periodo, sono più che raddoppiati. In parte, ma non del tutto, sono stati coperti dalle plusvalenze ottenute con le cessioni, un fattore che è sempre più fondamentale. La direzione da prendere conduce a gestire i costi, aumentando, per quanto è possibile, i ricavi”.

Al riguardo, il 22 dicembre, salvo cambiamenti, scade il termine per il pagamento delle imposte in precedenza rinviato. Dal governo non sono state riconosciute delle proroghe. In che situazione si trova il Verona? “Come tutti i club, ci stiamo preparando per farci trovare pronti. L’intero sistema calcio è esposto e siamo fiduciosi che il Governo possa concedere delle rateizzazioni, tenendo conto che nel corso della pandemia questo stesso sistema non ha ricevuto gli stessi incentivi che hanno avuto altri settori. Se, però, ci sarà da saldarlo entro quella data, saremo pronti a farlo”.

L’amministratore delegato dell’Inter, Beppe Marotta, ha di recente espresso un concetto preciso: nel calcio, l’aspetto sportivo non può derogare da quello economico-finanziario, occorre raggiungere un equilibrio. In che modo può riuscirci il Verona? “Il calcio è un’azienda e a ogni costo deve corrispondere un ricavo. E i costi, preciso, sono in continuo aumento, perché lo richiede la struttura di una società, perché gli adempimenti, tra Erario e Figc, sono molti e vanno rispettati, per non incorrere in sanzioni, come la penalizzazione in termini di punti, quindi con la ricaduta sul campo. Per il Verona, l’equilibrio passa, innanzitutto, per le plusvalenze, che sono imprescindibili. La coesistenza tra le due aree, economica e sportiva, è obiettivo raggiungibile”.

Il Verona dello scudetto nel 1985 costava 1 miliardo delle vecchie lire al mese: qual è oggi il costo mensile dell’Hellas? “Il dato con cui posso rispondere purtroppo è ai più sconosciuto, ovvero che mensilmente il Verona costa tra i nove e dieci milioni di euro”.

L’Hellas, allo stato delle cose, è più vicino alla B che alla permanenza in Serie A. Per il Verona cosa significherebbe in termini di perdite? “Premessa: qui nessuno vuole retrocedere. Andare giù si tradurrebbe in un forte calo dei ricavi. Si scenderebbe da 60 a 40 milioni, comprendendo anche i 25 milioni del ‘paracadute’ previsto per chi va in B dalla A esclusi, ovviamente, eventuali ricavi derivanti dalla gestione dei calciatori: ad esempio ricavi da plusvalenze o cessioni temporanee”.

Soprattutto, l’impatto sarebbe sulle entrate date dai diritti tv. A quanto ammontano per l’Hellas e quanto incidono sul bilancio societario? “Nella scorsa stagione, sono stati percepiti 37 milioni, su una somma complessiva di ricavi che è arrivata a 85. Vuol dire che sono stati il 44 percento del totale”.

Come si allarga la fetta delle entrate che non sono legate ai diritti tv? “Siamo molto attivi dal lato commerciale e col marketing. Abbiamo sponsor e partner vicini. Ci sono diverse imprese locali che sono con noi, che fanno sistema tra di loro e hanno un beneficio dal rapporto che si è creato col Verona. Ci stiamo impegnando, e lo faccio anch’io personalmente, per portare al fianco dell’Hellas dei grandi marchi del territorio. Questo è un elemento di rilievo, insieme allo sviluppo del settore giovanile, su cui l’investimento, ogni anno, è di circa 2.5 milioni. Lì crescono i giocatori del futuro. E, sul piano delle entrate, si possono trarre delle plusvalenze ‘pure’, quelle più sostanziose”.

Stadio e centro sportivo sono, anch’essi, parte di questo ragionamento? “Sullo stadio siamo osservatori interessati, ma se si parla di un impianto di proprietà non c’è niente. Rientrare nei costi di una costruzione ex novo non sarebbe semplice, salvo non ci siano altre attività connesse allo sfruttamento degli spazi che insistono all’interno della struttura. L’utilizzo a partita del Bentegodi costa parecchio. Tra utenze, steward e servizi, la media è di 125-130 mila euro. Ci confrontiamo in maniera costruttiva con l’amministrazione comunale. Il centro sportivo è, invece il progetto per eccellenza che ha Maurizio Setti, quello a cui tiene in modo particolare. Dare una casa a tutto il mondo Hellas. L’area è stata individuata, ci vorrà del tempo per realizzare questo obiettivo: parliamo di un investimento tra i 25 e i 30 milioni di euroUna volta portato a termine, il ritorno che darà al Verona sarà forte e, sì, con un duplice giovamento: sia sul piano economico che per quello sportivo”.

In molti si sono fatti avanti per avere informazioni sull’eventuale cessione del club? “Come ben descritto dal Presidente, ogni anno sono diversi i soggetti che si avvicinano con più o meno credibilità al Verona, come d’altronde succede a tante altre società italiane”.

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