Le false plusvalenze ricostruite nel periodo di riferimento ammontano a quasi 30 milioni di euro e costituivano l’escamotage per mantenere in vita una società che avrebbe dovuto richiedere l’accesso a procedure fallimentari da diversi anni e che continuava ad omettere con sistematicità il versamento delle imposte. Il debito accumulato con l’Erario ammontava a oltre 40 milioni di euro.
Le operazioni poco trasparenti sarebbero confermate dalle intercettazioni telefoniche di alcuni indagati. Le due società hanno potuto così alterare i propri bilanci, riportando in positivo i risultati di esercizio. Senza contare che le manovre hanno permesso al Chievo e al Cesena di rispettare sulla carta i requisiti federali e garantirsi l’iscrizione ai campionati di serie A e B nelle ultime stagioni sportive.
Il club scaligero, in una nota, ha riportato alcune affermazioni contenute nel Comunicato Ufficiale del 05/11/2018 della Corte di Appello Federale, relativo alla sentenza della stessa del 25/10/2018, che stabiliscono:
1) “… I valori esatti dei diritti ceduti …. in una situazione di libero mercato, non possono che essere quelli stabiliti dalle parti in un regime di libero mercato“.
2) “Non è possibile addivenire ad una esatta valutazione dei valori di bilancio conseguenti ad una diversa determinazione del prezzo di cessione dei diritti e del relativo valore iscritto a bilancio“.
3) “…Non è possibile addivenire ad un’esatta valutazione dei valori di bilancio conseguenti ad una diversa determinazione del prezzo di cessione dei diritti e del relativo valore iscritto a bilancio. In assenza di tale elemento, non si può dire raggiunta la prova dell’illecita iscrizione delle squadre deferite ai campionati di appartenenza e, quindi, della violazione dell’art. 8, comma 4, CGS, richiesta dalla Procura”.














