Cristian Soave: «Allenare in serie A? Il sogno della mia vita»

Una volta conclusa la carriera da calciatore, la sua naturale prosecuzione è stata la carriera da allenatore. Cristian Soave l’ha iniziata così, un po’ per gioco, eppure allenare è parte della sua essenza ed è una scelta che farebbe ancora. Per coronarla, qualche mese fa, ha conseguito il patentino UEFA A a Coverciano, di cui ci ha parlato durante la trasmissione “Buongiorno Verona Live”.

Cristian, qual è il tuo background sportivo?

«Diciamo che la mia carriera, dopo un settore giovanile importante a Brescia, l’ho fatta sui campi di Serie C e di Serie D, dove mi sono preso delle belle soddisfazioni e l’ho fatto di professione per una quindicina di anni, con qualche gol nel carniere, quindi diciamo che è stata la mia vita. Dopo ho proseguito ovviamente da allenatore e ormai sono già 11 anni che alleno. Tutto è partito per scherzo. Adesso invece è una cosa che mi piace molto: il mio percorso lo sto facendo e l’ho finito in questo momento acquisendo anche il patentino UEFA A a Coverciano un paio di mesi fa».

Un percorso che ha sicuramente richiesto qualche sacrificio…

«Sì, c’è stato un corso impegnativo e mettersi otto ore al giorno per sei settimane sulla scrivania a una certa età non è semplicissimo. Non mi hanno regalato assolutamente nulla. C’è stato poi un esame ovviamente da fare ed è andata bene: ho preso la qualifica ufficiale due settimane fa quindi ad oggi posso dire con soddisfazione di essere un allenatore professionista. Per me comunque al di là dell’utilizzo che ne farò in futuro è una cosa che mi gratifica».

In cosa consisteva l’esame e cosa ti consente di fare concretamente?

«L’esame richiede di presentare una tesina per quanto riguarda la tecnica e la tecnica tattica calcistica, poi ci sono state delle interrogazioni con i docenti di Psicologia, di metodologia dello sport, di comunicazione e di medicina. Questo patentino mi permette di avere una tutela personale o comunque contrattuale e mi permette di poter essere allenatore in seconda in serie A e in serie B e essere primo allenatore anche in Lega Pro, quindi diciamo che è un passo importante».

Tu hai fatto una carriera da giocatore e poi da allenatore. Quale tra le due preferisci?

«Quando stavo finendo di giocare mi dicevano tutti “gioca ancora, gioca ancora che c’è tempo”. L’allenatore è solo contro tutti, è giudicato dai risultati, ma questa scelta la rifarei altre cento volte, sono onesto: l’ho fatto nel momento giusto con un percorso, partendo dai bambini capendo se potesse piacermi. E quindi ho fatto tutta la mia trafila e sono ormai pronto per farlo nel miglior modo possibile. Mi piace molto e penso che il giorno che andrò al campo e mi peserà, non lo farò più, ma in questo momento sono proprio nel pieno dell’energia».

Se ti chiedessero di allenare in seconda in Serie A?

«Penso che è il sogno della mia vita. Penso che la mia risposta sarebbe ovviamente sì ovunque fosse questa squadra. Spero che anche i sacrifici che ho fatto non solo nello sport ma in tutta la mia vita siano valsi la pena se un giorno avrò questa possibilità».