Campedelli contro la Clivense, Pellissier: «Questione vecchia e infondata»
In merito alle notizie uscite sulla stampa rispetto alla controversia giudiziale intentata dall’allora A.C. Chievo Verona e dalla Paluani al Tribunale delle Imprese di Venezia, anche circa l’utilizzo del nome e del marchio “Clivense” da parte dell’originaria società sportiva fondata da Sergio Pellissier e ora iscritta in Seconda Categoria, la società precisa che «si tratta di una controversia risalente a due anni fa e che, ad oggi, non ha portato a nulla».
La squadra della Fc Clivense che oggi milita in Serie D aveva infatti acquisito il titolo sportivo dal San Martino Speme, mentre quella nata “dal basso” da Pellissier ha continuato con la Seconda Categoria dopo la promozione conquistata in Terza.
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Il tema dello scontro Campedelli-Clivense è tornato di attualità dopo gli articoli pubblicati nelle scorse ore dal Gazzettino e da altre testate: Luca Campedelli ha presentato al Tribunale di Venezia un’azione legale contro la FIGC, il suo presidente Gabriele Gravina, la FC Clivense e il suo presidente Sergio Pellissier. L’ex patron del “Chievo dei miracoli” contesterebbe una “illecita esclusione dal campionato di Serie B” e la “violazione dei diritti di proprietà industriale relativa ai marchi sportivi”.
La novità consisterebbe nello spostamento al Tar del procedimento contro la FIGC, dopo una decisione della Cassazione, mentre quello contro la Clivense e Pellissier continuerà nel Tribunale di Venezia.
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La nota della Fc Clivense dice: «Le domande rivolte contro la società sono sempre state respinte con fermezza perché radicalmente infondate, come chiunque può facilmente comprendere».
«Inoltre, non solo il giudizio è stato sospeso per questioni di giurisdizione – sottolineano i legali della Fc Clivense – ma, nel frattempo, lo scenario è completamente mutato dal momento che le due società, la Paluani S.p.a. e la A.C. Chievo Verona S.r.l., sono entrambe fallite mentre il marchio “Chievo” è stato posto all’asta».
Sergio Pellissier conclude: «Occorre chiarire e precisare che quella del “marchio”, la sola controversia che ci ha coinvolto, mentre non ci riguardano le domande rivolte alla FIGC, è controversia vecchia di due anni, del tutto infondata e non ci preoccupa. Pure un’eventuale ed astratta ripresa del giudizio, a fronte delle mutate condizioni, non intacca, e anzi rafforza, la convinzione circa la legittimità del nostro operato».
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