Bufera sul Bentegodi, Hellas sotto accusa
Una nottata da ricordare, indipendentemente da tutto. Il Verona ritorna a lavorare dopo la sconfitta di misura nel posticipo della terza giornata contro il Milan. Lo 0-1 finale maturato al Bentegodi è un passivo che grida vendetta, considerata la trama dell’incontro: il discutibile rosso comminato al 20’ della prima frazione a Stepinski ha macchiato inevitabilmente una partita interpretata comunque con carattere dal «mai domo» collettivo gialloblù, abile ad aver messo ripetutamente in difficoltà il «Diavolo», senza però essere mai riuscito a sferrare il montante decisivo.
Agli «onori» della cronaca rimangono i presunti cori razzisti indirizzati da un settore del tifo gialloblù nei confronti di Kessie e Donnarumma, versione dei fatti prontamente smentita dall’Hellas attraverso i canali social. «I “buuu” a Kessie? Gli insulti a Donnarumma? Forse qualcuno è rimasto frastornato dai decibel del tifo gialloblù. Cosa abbiamo sentito noi?” la secca risposta del Verona affidata al proprio profilo Twitter. Il pensiero è stato completato da un «cinguettio» successivo: “Fischi, inevitabili, per decisioni arbitrali che lasciano ancora oggi molto perplessi, e poi tanti applausi, ai nostri “gladiatori”, a fine gara. Non scadiamo in luoghi comuni ed etichette ormai scucite. Rispetto per Verona e i veronesi”. Nonostante le ferme smentite del club, una frangia di tifoseria gialloblù resta sotto accusa, condannata da buona parte dei media nazionali.
Sullo sfondo per Veloso e compagni si staglia la complicatissima trasferta di Torino allo Stadium contro la Juve, una gara sulla carta proibitiva, che se interpretata con la stessa abnegazione di domenica non presenta però un finale già scritto in partenza.
Il Questore piemontese Giuseppe De Matteis qualifica con il bollino rosso l’anticipo di sabato, in quanto quelle di Juve ed Hellas sono «due tifoserie con ideologie differenti. Ora aumentano i rischi perché sono prevedibili reazioni» le parole del pubblico ufficiale in seguito all’arresto di dodici capi curva bianconeri, rei di aver ricattato la società col fine di gestire il traffico di biglietti.
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