A tutto Iunco: ritratto del trainer dell’Albaronco con Verona nel cuore
Giocatore, allenatore, icona. Il cuore di Antimo Iunco è legato indissolubilmente alle mura di Verona. Una storia d’amore iniziata nel 2004, quella tra Antimo e la nostra città, quando giovanissimo approdò alla corte di mister Massimo Ficcadenti, diventando in breve tempo protagonista di quell’Hellas, facendo sognare la tifoseria gialloblù col suo estro e formando una coppia indimenticabile con il brasiliano Adailton.
Nell’estate del 2007 passa alla sponda Chievo, contribuendo attivamente alla risalita in A del sodalizio di via Galvani. Lo scorso agosto ha iniziato la sua carriera di allenatore alla guida dell’Albaronco e, dopo un inevitabile periodo di rodaggio, la speranza dell’allenatore classe 1984 è che ora il suo collettivo inizi una rapida scalata alle zone nobili del raggruppamento.
La sua visione del futuro è infatti estremamente trasparente: «La partenza al rilento è dovuta sicuramente in parte al cambio di guida tecnica – analizza Iunco – non è facile per un gruppo assimilare una nuova idea di calcio, per questo ci può stare un periodo di “transizione”. Sono certo che però i valori di questo spogliatoio verranno fuori appieno: remiamo tutti verso la medesima direzione e col tempo ci riprenderemo tutti quei punti che ad ora mancano all’appello. Che Promozione sto osservando? Ci confrontiamo con un campionato livellato, nel quale ogni domenica assume un ruolo fondamentale. Pescantina e Montorio, le due compagini in testa, si trovano là davanti non a caso: entrambe hanno vinto lo scorso campionato di Prima Categoria e dispongono di due collettivi di giocatori consolidati negli anni».

Dal campo alla panchina, per l’ex attaccante le differenze sono macroscopiche. «Cambia la visione del gioco – prosegue – da calciatore devi concentrarti unicamente sulle dinamiche del “rettangolo”, seguendo i dettami del mister, mentre il ruolo dell’allenatore è completamente differente, in quanto devi farti accettare da “ventidue teste”, proponendo attivamente la tua idea calcistica. Le responsabilità sono evidentemente maggiori: ti trovi da solo a gestire anche emotivamente un insieme di persone e questo talvolta non è così semplice».
Verona come centro gravitazionale della sua quotidianità: il “domani” di Iunco è radicato stabilmente nel nostro territorio. «Sono legatissimo a questa città meravigliosa – conclude – Verona mi ha lanciato nel grande calcio, ho vissuto delle annate bellissime e ho deciso di stabilirmi qui con la famiglia perché ci sto davvero bene. Sono sicuramente più legato all’Hellas per tutto ciò che mi ha dato all’inizio della carriera e per l’incredibile calore del tifo. Conservo però un ottimo ricordo anche del Chievo, ambiente professionale con un obiettivo comune sempre chiaro in testa. Verona è e sarà sempre parte di me».
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