Uno “Stiffelio” da tutto esaurito: replica stasera e domenica

Dopo il tutto esaurito della prima, torna sul palco del Teatro Filarmonico il dramma musicale "Stiffelio," allestito dal Teatro Regio di Parma. L’opera, che esplora temi di amore, perdono e moralità, andrà in scena stasera e domenica 3 novembre.

Andata sold-out la prima messa in scena di domenica scorsa, che ha riaperto – terminata l’estate – la Stagione d’Opera autunnale di Fondazione Arena al Filarmonico, è tornato ieri sera sul palcoscenico del Teatro il dramma in musica “borghese” Stiffelio (1850), a 174 anni dalla prima triestina e al debutto a Verona. Allestimento del Teatro Regio di Parma in coproduzione con Opéra de Monte-Carlo, direzione dell’Orchestra di Fondazione Arena e del Coro preparato da Roberto Gabbiani, del maestro Leonardo Sini, già acclamato lungamente durante la stagione lirica areniana.

Stiffelio
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Facente parte dell’intenso lavoro del compositore negli anni giovanili – a precedere la “trilogia popolare” (Rigoletto, Il Trovatore, La Traviata) – l’opera è rappresentazione del contrasto coniugale tra il pastore protestante Stiffelio (Stefano Secco) e la moglie Lina (Daniela Schillaci), in seguito al tradimento di lei con il cortigiano Raffaele (Carlo Raffaelli). 

Uno scontro vissuto in privato, in una coppia che vede da un lato un uomo autoritario specchio del suo tempo, il 1800, e una moglie di stampo invece moderno che lo affronta e dialoga con lui alla pari: pur consapevole del torto di averlo tradito, sa chiedergli il perdono e lo esorta ad ascoltarla pur di avere l’assoluzione. 

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Proprio nella scena finale, fortemente ricca di simbologia, la rappresentazione allegorica di una chiesa grazie agli elementi chiave che la caratterizzano – un organo sullo sfondo e un testo sacro – quando Stiffelio rievoca dal Vangelo di Giovanni l’episodio in cui Gesù perdona l’adultera, recitandolo davanti alla folla dei suoi fedeli e mostrando così misericordia verso la propria consorte. 

Una simbologia che la fa da protagonista, fin dall’inizio, con la caratterizzazione di tutti i personaggi nei colori cupi tipici del costume protestante, in contrasto con la veste rosso acceso di Raffaele e, nel finale, il vestito bianco di Lina, a indurre la purezza d’animo della donna dopo la sua confessione.

A firmare regia e luci è il ginevrino Guy Montavon, per la prima volta al Filarmonico con Cristiano Fioravanti. Repliche giovedì 31 ottobre alle 20 e domenica 3 novembre alle 15.30.

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