Un Vivaldi spettacolare in Arena
La straordinaria forza e bellezza della Natura, ma anche la sua imprevedibilità e mistero: questo è stato il viaggio proposto al pubblico dell’Arena di Verona mercoledì 28 agosto ne Viva Vivaldi – The Four Seasons Immersive Concert, coprodotto da Fondazione Arena con Balich Wonder Studio e la regia di Marco Balich. Un connubio che ha reso omaggio a una delle più grandi opere dell’artista veneziano, della cui creazione sono appena stati festeggiati i 300 anni, grazie alla spettacolare abilità del regista di ricreare immagini multimediali, che han saputo trasmettere all’entusiastico pubblico la suggestione concreta e una riflessione sulla bellezza di ciò che ci circonda. Senza che le tecnologie d’avanguardia sovrastassero il giusto peso che meritava la musica orchestrale.
Sulle note suonate con tanta abilità dal violino solista Giovanni Andrea Zanon, enfant prodige da sempre legato all’Anfiteatro veronese, accompagnati da una selezione di 29 orchestrali dell’Orchestra della Fondazione Arena, il messaggio è stato proprio quello di una nuova attenzione e cura verso la Natura, che sa essere tanto meravigliosa, quanto distruttiva se minata nel suo equilibrio. La presenza di tanti giovani tra il pubblico e la spinta verso la loro partecipazione è il primo messaggio che questa attenzione oggi è presente, unita al voler accostare allo straordinario capolavoro immortale di Vivaldi professionisti che sapessero rendergli un omaggio, Balich Wonder Studio, leader nel settore del live entertainment e noto per aver curato eventi di portata mondiale, dalle Cerimonie Olimpiche di Rio 2016 alla Fifa Qatar 2022 e Marco Balich, ideatore dell’iconico Albero delle Vita ad Expo Milano 2015, oltre che dei contenuti multimediali delle Cerimonie Olimpiche di Torino 2006, Sochi 2014 e Rio 2016.

Un viaggio straordinario multisensoriale partito dalla Primavera, con immagini evocative della stagione, sfociato nella forza dirompente nell’Estate, che ha mostrato tutta l’abilità dei musicisti, la calma dell’Autunno, verso quasi una malinconia che chiude il cerchio dell’Inverno. 75 minuti di opera, ai quali però si è aggiunto l’omaggio di alcuni bis, che si sono conclusi con la naturale continuazione delle quattro stagioni, ovvero La tempesta di mare, concerto Nº 5 in Mi bemolle maggiore, RV 253, e diviso anch’esso in tre movimenti: Presto, Largo, Presto. Una prova che per l’Arena e il suo pubblico è sicuramente superata, promettendo nuove future proposte e progetti che, unendo emozioni e suggestioni, date dal connubio del classico con il moderno, sapranno sicuramente dare eccellenza e lustro al comparto artistico italiano.
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