Torna il Grande Teatro: martedì apertura di stagione con “Il caso Kaufmann”

Si alza il sipario sulla 37esima kermess organizzata dal Comune e dal Teatro Stabile di Verona. Primo appuntamento sul tema delicato dell'indifferenza con uno spettacolo ispirato al romanzo di Giovanni Grasso. Giovedì 9 l'incontro con gli attori.

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Dal 7 novembre al 17 marzo per 48 rappresentazioni è in programma al Nuovo l’edizione 2023-24, la 37esima della rassegna Il Grande Teatro organizzata dal Comune di Verona e dal Teatro Stabile di Verona – Centro di Produzione Teatrale.

A inaugurare la rassegna, martedì 7 novembre alle 20.45 al Nuovo, è “Il caso Kaufmann”, di Giovanni Grasso. Ne sono interpreti Franco Branciaroli, Graziano Piazza, Viola Graziosi, Franca Penone, Piergiorgio Fasolo, Alessandro Albertin e Andrea Bonella. Lo spettacolo si avvale della regia di Piero Maccarinelli ed è prodotto dal Centro Teatrale Bresciano, dal Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale, dal Teatro Stabile di Verona e da Il Parioli. Dopo la “prima” di martedì, “Il caso Kaufmann” replica da mercoledì a sabato alle 20.45 e domenica 12 alle 16.00.

Grande l’attesa in città per questo spettacolo che a Roma, dove è stato in scena al Parioli dal 24 al 29 ottobre, ha avuto tra il pubblico il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano e altri componenti del governo tra cui il sottosegretario alla Cultura Gianmarco Mazzi.

1941, Monaco di Baviera, carcere di Stadelheim, cella di massima sicurezza: sono le ultime ore di Leo Kaufmann, condannato a morte per aver commesso il reato di “inquinamento razziale”. Nonostante si sia sempre dichiarato innocente, la Corte di Norimberga ha infatti stabilito l’esistenza di una relazione di carattere sessuale tra l’anziano ebreo e la poco più che ventenne “ariana” Irene Seidel. È la vigilia dell’esecuzione e Kaufmann chiede di poter vedere il cappellano. Non per una conversione in punto di morte, ma per far recapitare a Irene un ultimo messaggio… Davanti al prete cattolico, nelle ultime e angoscianti ore prima della fine, Kaufmann ripercorrerà la sua drammatica vicenda, sconvolgente scontro tra odio e ingiustizia. Ispirato a una storia vera, quella di Leo Katzenberger e di Irene Seidel, “Il caso Kaufmann” è la trasposizione teatrale dell’omonimo romanzo di Giovanni Grasso del 2019 che ha ricevuto molti riconoscimenti tra cui il premio Cortina d’Ampezzo per la narrativa italiana e il premio Capalbio per il romanzo storico.

«Nel saggio “Come si diventa nazisti” William Sheridan Allen sostiene che il primo sintomo – dice Piero Maccarinelli – è l’indifferenza, o meglio, il non voler vedere piccoli torti subiti da altri. “Il caso Kaufmann” prende in esame una singola vita e una singola morte. Ci troviamo di fronte all’orrore delle leggi razziali, ma non ancora di fronte al male assoluto della Shoah. Kaufmann è un commerciante ebreo che riceve l’incarico da un amico ariano di occuparsi della sua giovane figlia a Norimberga. Da questo atto di generosità prende inizio il suo calvario. Quello che mi affascina del testo di Giovanni Grasso è proprio l’iniziale indifferenza e poi la demenziale insensatezza della costruzione di indizi contro di lui da parte della sua piccola comunità di quartiere. Tutto si svolge infatti in un quartiere di una città di provincia, Norimberga. I due processi contro Kaufmann testimoniano come le parole possano assumere valori diversi a seconda dell’uso e della contestualizzazione che ne viene fatta».

«Testimone esterno di tutte le narrazioni è un prete cattolico a cui Kaufmann vorrà ricostruire la sua oggettiva verità – conclude Maccarinelli -. Ma sul plot principale si inseriscono, interagendo, anche dati personali, sentimenti che si confondono fra una posizione paterna e un desiderio inevitabile della bella Irene. Eppure, tutto è affrontato con grande pudore e, insieme, con una inesorabile denuncia della mediocrità della calunnia che porterà all’esecuzione di Kaufmann per disonore razziale. Rappresentare questa storia – conclude Maccarinelli – è per me un piacere e un dovere civile».

Lo spettacolo si avvale delle scene di Domenico Franchi, delle luci di Cesare Agoni, delle musiche di Antonio Di Pofi e dei costumi di Gianluca Sbicca. Mercoledì 8 al Nuovo alle 18.00, è in programma un incontro con Franco Branciaroli che, insieme a Piermario Vescovo (direttore artistico del Teatro Stabile di Verona), parlerà di Giovanni Testori (1923-1993) in occasione del centenario della nascita e nel trentennale della morte. “In piena luce, in piena ombra” il titolo dell’incontro che verterà su quelle opere teatrali scritte da Testori non “per” ma “addosso” a Branciaroli. «Senza di lui, attore grande e unicissimo, quelle opere – diceva Testori – non sarebbero neppur iniziate». Giovedì 9, sempre al Nuovo, alle 18.00, gli attori incontreranno il pubblico.

Biglietti in vendita al Teatro Nuovo, a Box Office e on line su www.boxofficelive.it e www.boxol.it/boxofficelive

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