Tutto pronto per la prima di “Tosca”

Il 10 agosto al Festival lirico in Arena sarà la volta della "Tosca" di Giacomo Puccini, nell'allestimento imponente e simbolico firmato da Hugo de Ana. Inizio dello spettacolo alle 20.45.

Foto Ennevi.

Sabato 10 agosto, alle 20.45, debutta l’ultimo titolo operistico del Festival 2019: “Tosca” di Puccini è pronta a risuonare nell’antico anfiteatro veronese nell’allestimento imponente e simbolico firmato da Hugo de Ana per regia, scene, costumi e luci. Saioa Hernández all’atteso debutto areniano, Fabio Sartori, Ambrogio Maestri, Hui He, Vittorio Grigolo e altre star mondiali dell’opera si alternano sul palcoscenico sotto le stelle per cinque recite mentre il direttore musicale Daniel Oren festeggia sul podio la sua serata numero cinquecento all’Arena di Verona.

“Tosca” è l’opera pucciniana più rappresentata in Arena dopo “Turandot”: dal 1937 i più grandi cantanti del Novecento hanno portato nello storico anfiteatro le loro interpretazioni degli indimenticabili personaggi dell’avvincente dramma di Sardou, riscritti dai fedeli librettisti Illica e Giacosa per l’esigente Giacomo Puccini. L’elenco anche solo parziale di essi è impressionante, comprendendo nomi quali Maria Caniglia, Gina Cigna, Gigliola Frazzoni, Magda Olivero, Raina Kabaivanska, Shirley Verrett, Eva Marton, Giovanna Casolla, Daniela Dessì, Fiorenza Cedolins come memorabili protagoniste, e tenori e baritoni di spessore storico quali Giuseppe Lugo, Franco Corelli, Giuseppe Di Stefano, Plácido Domingo, Carlo Bergonzi, Giacomo Aragall, Nicola Martinucci, Marcelo Alvarez, Fabio Armiliato, Tito Gobbi, Giangiacomo Guelfi, Giampiero Mastromei, Silvano Carroli, Piero Cappuccilli, Ingwar Wixell, Ruggero Raimondi.

La prima del 10 agosto coincide con la recita 111 dal 1937, nella fortunata produzione ideata dal maestro argentino Hugo de Ana nel 2006 e più volte ripresa con successo di pubblico e di critica. Una Roma spettacolare, simbolica, sacra e profana, cupa eppure dorata e lucente, sontuosa e verace, ricca di incensi e di colpi di scena: è questo l’ambiente creato dal regista, scenografo e costumista de Ana, in perfetto equilibro tra dramma intimo e sanguigno e celebrazione kolossal:

«Tosca in Arena […] per me rappresentava sicuramente una sfida. L’Arena, infatti, può essere uno spazio molto difficile, anche dispersivo, per un’opera che io considero intimista. Un’opera dove, prima di tutto, è importante capire la psicologia dei personaggi, per cogliere in maniera profonda le loro intenzioni drammatiche. Per fare questo ho voluto puntare su una teatralità di tipo cinematografico perché credo che, nel libretto di Illica, i modi in cui si sviluppa l’azione abbiano tutte le caratteristiche di una forma cinematografica. Come in un thriller, una sorta di noir, con un cocktail di politica, religione ma soprattutto di passione; passioni che, dall’inizio alla fine, agitano tutti i personaggi, in tutte le direzioni, non solo nel senso dell’amore e della gelosia.»

Tosca di fatto rappresenta il più potente e appassionato triangolo amoroso del melodramma, sullo sfondo di una Roma divisa tra le forze papali e quelle repubblicane guidate da Bonaparte: il grande teatro dei personaggi pucciniani si concilia perfettamente con la visione simbolica ma allo stesso tempo fedele alla dimensione storica originaria.

Quello di de Ana si conferma uno spettacolo godibilissimo, anche perché nei panni della grande diva romana Floria Tosca si avvicendano stelle come Saioa Hernández, reduce dal debutto alla Scala milanese con la prima di Attila e ora al suo atteso esordio areniano, e Hui He che festeggia i quindici anni di felice legame con il pubblico veronese nelle serate del 23 e del 29 agosto. L’amato Mario Cavaradossi è affidato per le prime tre recite al tenore di fama internazionale Fabio Sartori, quindi a Vittorio Grigolo e al poliedrico Murat Karahan. Infine il lussurioso Barone Scarpia è il possente e nobile baritono Ambrogio Maestri, che torna a Verona a vent’anni dal suo debutto areniano e che per l’ultima serata si avvicenda con Claudio Sgura.

Il cast dei comprimari schiera voci di rilievo internazionale come i giovani bassi Krzysztof Bączyk e Romano Dal Zovo nei panni del fuggiasco rivoluzionario Angelotti e Biagio Pizzuti in quelli del Sagrestano. I fidi aiutanti di Scarpia, Spoletta e Sciarrone, sono interpretati rispettivamente da Roberto Covatta, Francesco Pittari e Nicolò Ceriani mentre il Carceriere è affidato a Stefano Rinaldi Miliani. Completa la locandina il Pastorello interpretato da giovanissime voci bianche: in questo ruolo sono previsti Enrico Ommassini e Vittoria Pozzani.