“Eneide, Generazioni” debutta al Piccolo Teatro di Milano

"Eneide, Generazioni", della compagnia Mitmacher Teatro di Verona, debutterà in scena al Piccolo Teatro di Milano dal 6 al 16 febbraio. Regia di Stefano Scherini e drammaturgia di Giovanna Scardoni.

Il nuovo lavoro della compagnia Mitmacher Teatro, “Eneide, Generazioni”, debutterà in scena al Piccolo Teatro di Milano dal 6 al 16 febbraio. Con Nicola Ciaffoni, la drammaturgia di Giovanna Scardoni e la regia di Stefano Scherini.

Enea, prima che un eroe, è un uomo comune che vive le proprie tragedie, i propri dubbi e le proprie incertezze. Un uomo a cui la tradizione romana assegna il ruolo di predestinato alla fondazione della propria civiltà. Eneide è infatti il primo romanzo moderno in cui l’essere umano è al centro, con tutte le sue contraddizioni, i suoi smarrimenti e le sue possibilità.

Le numerose perdite e tragedie che vive durante il tracciato di “Eneide” contribuiscono alla presa di coscienza della sua identità e, di conseguenza, per i lettori contemporanei di Virgilio, alla presa di coscienza che il popolo di Roma ha di sé.

E se Roma ha voluto accogliere dall’estero, dal paese di origine del profugo Enea, una cultura diversa, straniera e porla a fondamento della propria civiltà, cosa ci vieta, spingendo tale ragionamento al suo limite estremo, di pensare che sia addirittura possibile la stessa cosa con i migranti che ci raggiungono?

«Cosa ci impedisce di pensare, sulla scorta di Virgilio – ribadiscono il regista Stefano Scherini e la responsabile della drammaturgia Giovanna Scardoni – che un uomo con le stesse caratteristiche di Enea, straniero, profugo, sommerso, possa oggi essere veicolo di un bagaglio culturale degno di un impero come quello romano?».

Ma Enea compie un secondo viaggio, metaforico: una discesa agli inferi che è metonimia dell’intero spettacolo. L’episodio del sesto libro diventa la chiave di lettura dell’intero poema. Scendere negli inferi significa avventurarsi nella parte più oscura, quella in cui sono contenuti i desideri, le ombre, le possibilità più profondi. Una ricerca continua, estrema per provare a raggiungere la parte più atavica, ancestrale, nascosta di ogni uomo.

Duemila anni fa l’imperatore romano Augusto sentì la necessità di far coincidere l’origine leggendaria di Roma con l’origine della sua famiglia, come a voler rintracciare la propria identità in quella di Roma.

Duemila anni dopo, lo spettacolo, seguendo le tracce di Enea, ci invita a consultare la nostra personale Sibilla, a scendere nei nostri inferi, a dare un nome alle nostre personali tragedie, a compiere un viaggio per poter rintracciare le origini della nostra personale identità e collocarla all’interno di una comunità più ampia.

Al centro dello spettacolo si trova Enea, amorevole con il figlio Ascanio, rispettoso verso il padre Anchise, spietato nei confronti di Didone. In viaggio anche tra i suoi diversi ruoli ed aspetti, un percorso intimo in cui compaiono Celeno l’Arpia, Andromaca, Didone, Anchise o i Penati, personaggi che appartengono a non luoghi, emergono dal nulla come fantasmi, sono spazi della mente e dell’anima, stazioni di costruzione dell’uomo Enea.

E soprattutto, scenografia inquietante, il “Fato” incarnato dalle tre Parche, quasi uno scherzo, osservatori non partecipi dei destini dell’uomo, immutabili testimoni della spinta dell’uomo a costruire e costruirsi.

Per loro non c’è differenza tra un profugo contemporaneo che scappa dalla Libia o dalla Siria ed Enea: è semplicemente la storia dell’umanità, immutabile nei secoli. In scena dunque uno spazio indefinito, una barca, un viaggio, tre migranti di oggi oppure Enea e i suoi compagni. Non c’è differenza.

Un tema musicale si compone e scompone, accompagna emotivamente il viaggio/percorso, costruisce un’armonia che non può che essere “folle” come lo è l’inevitabile spinta dell’uomo verso l’altrove, troppo complicata per essere logica, troppo necessaria per dover fare i conti con la logica. Alla fine, resta una domanda, una sola: quanto manca?

L’Associazione Culturale Mitmacher (neologismo tedesco per descrivere qualcosa da fare assieme) ha sede in Verona ed è nata nel 2012. Ne sono soci fondatori Giovanna Scardoni, Stefano Scherini, Martina Galletta e Luca Passeri. Realizza e diffonde spettacoli dal vivo, in particolare di teatro e teatro musicale, in Italia e all’estero. Già nelle scorse stagioni il Piccolo Teatro aveva ospitato un’altra opera in co-produzione con Teatro Mitmacher “Iliade, Mito e guerra”. Gli ultimi lavori della compagnia veronese sono “Il complice” e “Decameron451”.