Sonohra: «Torniamo alle origini e alla nostra essenza»

I fratelli Luca e Diego Fainello, conosciuti al grande pubblico come i Sonohra, si raccontano ai nostri microfoni, presentando il nuovo album e il nuovo tour.

Sonohra Luca Fainello Diego Fainello
I Sonohra

I Sonohra ospiti negli studi di Verona Network

Sicuramente tutti i nati negli anni ’90 ricorderanno il duo iconico composto dai fratelli Luca e Diego Fainello. Il gruppo, meglio conosciuto come Sonohra, aveva infatti vinto l’edizione del 2008 di Sanremo Giovani con il brano L’amore, destinato a rimanere impresso nella mente di moltissime persone. Ai nostri microfoni, raccontano il nuovo tour e i progetti in cantiere.

Come avete iniziato a suonare e cantare?

Luca: È stata una cosa abbastanza naturale, proveniamo da una famiglia da sempre appassionata di musica. Non è mai stata una forzatura, e siamo stati fortunati ad avere una famiglia che ci ha sempre supportati.

Voi suonate insieme praticamente da sempre. Siete sempre andati d’accordo?

Luca: Mai! Siamo un po’ come i fratelli Gallagher, solo che ancora non ci siamo divisi (ride, NdR).

Dopo il successo de L’amore, cos’avete fatto?

Diego: Abbiamo continuato a seguire la nostra passione. Abbiamo percorso una strada più indipendente, facendoci contaminare da altri generi come il folk e il blues. In questo momento ci sembrava giusto ritornare alle nostre origini e al nostro sound iniziale.

Qual è l’idea dietro quest’album?

Luca: C’è la voglia di riprendere un percorso che avevamo interrotto. Eravamo stati un po’ etichettati come la classica teen band, inizialmente. Volevamo far capire che c’era di più, e questo ci ha allontanati un po’ dalle nostre origini. Nell’ultimo periodo abbiamo fatto pace con noi stessi e abbiamo capito che quello che avevamo fatto ormai quattordici anni fa era qualcosa di bello, che non volevamo interrompere.

L’album si intitola Liberi da sempre 3.0. Avete ripreso in mano il grande lavoro fatto anni fa. Che feedback avete avuto fino ad adesso?

Diego: Siamo molto contenti. I fan stanno recependo e condividendo la nostra voglia di rivivere le stesse emozioni di quattordici anni fa. Lo abbiamo visto nel primo live: sembra che il tempo non si sia mai fermato.

Luca: C’è una fetta di nuovi fan, ma la cosa bella e curiosa è stato vedere i fan che ora sono adulti e all’epoca de L’amore avevano 14-15 anni. È stato bello rivederli.

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Avete affrontato tanti generi in questi anni. Ce n’è uno che però preferite maggiormente?

Diego: Questa è una bella domanda, io cambierei sound ogni giorno infatti. Il sound che ci ha permesso di arrivare al nostro pubblico credo però sia quello che più ci rappresenta, perché lo abbiamo sempre fatto anche prima di diventare i Sonohra.

E l’artista che seguite di più?

Luca: È difficile darti dei nomi, cambio molto facilmente. Fino a qualche anno fa ascoltavo moltissimo i Foo Fighters e i Mumford and Sons, per esempio.

Diego: è bello ascoltare generi diversi dal tuo, poi, per contaminare meglio poi il tuo lavoro.

Il 21 maggio vi esibirete a Verona, al The Factory di San Martino Buon Albergo. Giocate in casa, quindi…

Luca: Sì, giochiamo in casa, anche se non è mai scontato. Sarà una data interessante, piena di sorprese. È la nostra città e speriamo di vedere tanta gente e lasciare il segno.

Cos’altro troveremo nell’album?

Luca: Troveremo le stesse canzoni del primo album, registrate nuovamente, e ci saranno anche tre inediti. Il disco uscirà il 27 maggio, per la prima volta nella nostra carriera anche in vinile.

Com’è stato registrare di nuovo l’album?

Diego: È stato particolare. Ricantare alcuni brani ti permette di rivivere le stesse emozioni che avevi provato la prima volta. È strano, ma anche divertente.

Luca: Ogni tanto pensiamo “ma cosa cavolo abbiamo scritto quindici anni fa!”. Poi però vediamo la reazione del pubblico su determinate canzoni, come è capitato a noi nella prima data del tour, a Milano. Sul brano Cinquemila mini mani il pubblico era davvero in delirio, mentre per noi è stato strano riprenderla in mano.

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