Slow Art Day: a passo lento dentro un dipinto

Un eccezionale evento per avvicinare il singolo all'arte: ce ne parlano Paola Tessitore, Elisa Mosele e Ilaria Fornasini di Verona Minor Hierusalem.

«Ben vengano le piattaforma online, che permettano ai nostri di mettersi in collegamento e aprirsi a esperienze nuove»

Paola Tessitore, responsabile del progetto Verona Minor Hierusalem , accoglie a gran cuore le nuove modalità alle quali la fondazione ha dovuto adattarsi durante il difficile anno, nell’idea che la situazione, invece che aver danneggiato, abbia rafforzato la formazione interna tra i volontari e partecipanti nonché l’apertura esterna alla città di Verona.
Verona Minor, a soli due anni di vita, è riuscita a partecipare e costruire nel tempo una esponente crescita valoriale e relazionale, gestita sicuramente in modo inusuale ma avvenendo comunque nel segno di un forte arricchimento per tutti.

«Cos’è cambiato in questi ultimi mesi? Il protrarsi della situazione ci ha concesso l’adesione a proposte nazionali e internazionali, dove i volontari hanno trovato l’innovazione all’interno dell’organizzazione e un confronto d’ampio respiro, riuscendo a ideare nuove reti per il benessere cittadino. Tra le proposte accolte abbiamo avuto lo Slow Art Day, un’esperienza che ha insegnato flessibilità ed entusiasmo , importanti per lanciarsi alle nuove proposte con gli strumenti di cui disponiamo e, soprattutto, la passione contagiosa dei 500 volontari».

«Abituarsi ad osservare e descrivere: fare un passo indietro per ricominciare a gustare l’arte in maniera lenta e profonda»

«Sabato 10 Aprile si è tenuto il nostro primo Slow Art Day, evento che da 11 anni coinvolge musei in tutto il mondo per proporre partecipazione in nome dell’arte lenta. L’idea di fondo è quella del soffermarsi su un’opera d’arte, esercizio che solitamente avviene tra gli otto e quindici secondi, brevi istanti immersi in una frenesia abituale di cui ci vestiamo quando osserviamo le cose».
Elisa Mosele, docente volontaria d’inglese presso Verona Minor, grazie ad un percorso studiato di visible thinking è riuscita a catturare l’attenzione degli iscritti all’evento online, accompagnandoli dentro la vita stessa di un’opera d’arte.

«Lo slow art porta la persona a ricostruire un contatto diretto con l’opera d’arte, dandone una propria interpretazione per condividerla poi insieme agli altri. Abbiamo esplorato gli strumenti digitali e il modo in cui consentono l’osservazione delle opere in modo più approfondito, rispetto al museo o la chiesa, dove spesso i dipinti sono troppo distanti. Il lavoro è stato svolto pubblicando le opere sui social, assieme ad una guida di osservazione e domandando alle persone di guardare le opere ponendosi delle domande. Dopodiché abbiamo organizzato delle sessioni live su zoom di interscambio e commenti, una in inglese e una in italiano».

«Mi sono sentita presa per mano, all’interno di un racconto che aveva da comunicarmi qualcosa di nuovo…»

Ilaria Fornasini, responsabile comunicazione, non solo si è dedicata alla comunicazione e fruizione delle attività al pubblico, ma ha anche avuto modo di farne parte in veste di fruitrice: «ho partecipato alla seconda sessione di slow looking, per constatare soprattutto quale fosse il ritorno dell’evento organizzato. I risultati sono stati davvero soddisfacenti in numeri di visualizzazioni, e molti sono stati i commenti che hanno condiviso tante e disparate osservazioni».

«Rendere visibile l’invisibile»

Con l’intento di proseguire sulla stessa linea e cavalcare l’onda dei nuovi mezzi di comunicazione, i prossimi progetti permetteranno una visione diversa, plurale e dettagliata, grazie all’ausilio di una tecnologia in grado di proporre, in supporto alla presenza fisica, dei veri e propri “eventi a cinque sensi”. Seguite il canale Facebook di Verona Minor Hierusalem e iscrivetevi alla newsletter per scoprire tutte le loro proposte.

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