San Fermo, completato il restauro del soffitto

Dopo 23 mesi di restauro, sono stati terminati i lavori di restauro al soffitto ligneo a carena di nave rovesciata della chiesa veronese di San Fermo Maggiore.

Un unicum a livello mondiale che nessun’altra chiesa ha. Una struttura architettonica ardita per l’epoca ed estremamente ingegnosa, completata da una decorazione a busti di santi che abbracciano simbolicamente la chiesa e i fedeli che vi entrano per pregare. La “carena”, come è stata definita per la sua assimilazione a una galea veneziana, è tornata finalmente a splendere. Dopo quasi due anni di restauro ora la si può ammirare in tutta la sua bellezza.

Le operazioni principali eseguite hanno riguardato la pulitura del manufatto, il consolidamento delle parti lignee e il loro rifacimento laddove vi erano delle lacune. Le tavole dei santi, l’aspetto più interessante e che ha incuriosito di più, sono stati solo oggetto di pulitura, senza alcuna integrazione pittorica. Ma è bastato per far tornare a rivivere i colori che nel tempo erano stati nascosti sotto alla patina scura dello sporco e di un bitume, steso negli anni Settanta del secolo scorso per scurire i piccoli listelli di abete posizionati ai piedi delle tavole in modo che coprissero le lunghe fessure. I 416 busti di santi, posizionati su due registri e inseriti all’interno di cornici trilobate, rappresentano la pinacoteca più antica e completa di Verona. Vi sono uomini e donne aureolati che indossano vesti di ordini religiosi e abiti civili. Si intravedono frati, monache, vescovi, cavalieri, perfino un pellegrino. Nessuno di loro ha un nome, nessuno è riconoscibile. Tranne una: Maria Egiziaca, una donna dai lunghi capelli mossi che le coprono il corpo. È stata una monaca ed eremita egiziana morta probabilmente nel 421 d.C.

Sono tanti gli aspetti curiosi che hanno catturato l’attenzione delle centinaia di visitatori che a inizio anno hanno avuto l’opportunità di ammirarlo da vicino. Primo tra tutti: l’abbassamento del soffitto in prossimità dell’abside. Una conseguenza dovuta ad un cedimento strutturale rinforzata poi successivamente con importanti interventi, tra cui quello dell’ingegnere Alessandro Da Lisca all’inizio del Novecento. Ma se i restauri sono stati portati a termine lo si deve ai finanziamenti della Cei, della Regione Veneto, della Diocesi di Verona, della parrocchia e dell’associazione Chiese Vive.

Nel futuro ci sono progetti ambiziosi: l’inserimento di pannelli video, modellini e calchi per capire meglio l’ingegnoso progetto architettonico. Non mancherà neppure un ascensore che collegherà la chiesa inferiore a quella superiore per permettere a tutti di poter visitare il complesso. Inoltre, nel protiro laterale, che conserva affreschi di Francesco Morone e, probabilmente, di Altichiero, sarà installata una cancellata in modo tale da preservare l’area che è stata recentemente restaurata.