L’evoluzione della cultura che passa dai musei

Francesca Rossi, direttrice dei Musei Civici di Verona, racconta ai nostri microfoni gli interventi di riqualificazione del Museo Lapidario Maffeiano e i nuovi linguaggi multimediali con cui si stanno presentando le mostre a Verona, prima su tutte quella in Gran Guardia su Giovan Francesco Caroto.

Francesca Rossi
Francesca Rossi

L’intervista a Francesca Rossi

Il 18 maggio è stata la giornata internazionale dei Musei. L’offerta a Verona è molto variegata, e a parlarne ai nostri microfoni è Francesca Rossi, direttrice dei Musei Civici della città.

In queste settimane si è parlato di due eventi importanti: la mostra su Caroto e la riapertura del Museo Lapidario Maffeiano. Partirei proprio da quest’ultimo: una grande, e attesa, riapertura…

Dopo il nubifragio dell’agosto 2020, il Museo aveva subito forti danni e ci è voluto molto lavoro per ripristinare l’ambiente. Ne abbiamo approfittato per rinnovare tutti gli intonaci e l’impianto illumino-tecnico, finanziato dallo Stato. L’ultima operazione è stata poi la trasposizione di tutte e seicento le opere presenti al Museo su Google Arts&Culture. Quindi chiunque, anche da luoghi molto lontani, può preparare la sua visita a Verona. Il nostro è il museo d’archeologia pubblico più antico d’Europa, e il primo museo cittadino per storia e per significato.

È un museo, tra l’altro, che tanti veronesi però non conoscono. Come mai, secondo lei?

Perché quando si abita in una città si dà un po’ per scontata l’offerta culturale che presenta. Non ci si sofferma a guardare le bellezze che abbiamo “in casa”, insomma. Si tende ad andare nei musei soltanto per gli eventi, ma i musei di oggi non sono mausolei “stabili” e sempre uguali. La proposta oggi è continuamente rinnovata e ben divulgata sul web. Questi spazi sono quindi diventati dei luoghi di incontro e conoscenza, non più limitati alla visita statica didattica.

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Tra queste iniziative c’è un po’ l’attuale fiore all’occhiello di Verona: parliamo proprio della mostra su Caroto, visitabile in Gran Guardia. Una mostra che coinvolge musei a livello nazionale; un’eccellenza quindi non solo italiana.

È una mostra pazzesca. Mette a frutto un lavoro di ricerca che vede la collaborazione di cinque musei di Verona: quello di Castelvecchio, quello degli Affreschi, il museo Archeologico, il Maffeiano e infine quello di Storia Naturale. La mostra ci fa entrare nella Verona del primo Cinquecento attraverso le vicende dei fratelli Giovan Francesco e Giovanni Caroto. Il progetto è agganciato ai grandi musei internazionali e tante persone vi hanno collaborato. È una rete nuova e importante, che fa capire che Verona è stata sempre molto vivace con le relazioni nazionali. In particolare, tocca forse per la prima volta il Nord-Ovest, ovvero Milano, Mantova e Casale Monferrato. Di Caroto ci parla ancora Giorgio Vasari, nel 1568. Questo dimostra l’importanza di questo artista, determinante nel suo tempo e oggi forse messo in ombra da altri maestri, come Andrea Mantegna o Paolo Veronesi. Il nostro compito è riaffermare questi grandi artisti, oggi un po’ nascosti.

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In questa mostra la sostenibilità gioca un ruolo fondamentale. In che modo?

La mostra è stata concepita con il criterio della sostenibilità. È nata e si è sviluppata in tempo di pandemia, doveva infatti essere inaugurata a novembre 2020. In questo momento, la mostra ha capito che le opportunità dovevano essere di più. Ci siamo chiesti che senso dare a una mostra in tempo di crisi e ci siamo risposti così: una mostra deve essere percepita come un investimento a lungo termine, e non un evento effimero. Quindi abbiamo lavorato per la sostenibilità, per il riutilizzo e anche sui nuovi linguaggi multimediali, per una narrazione contemporanea, che poi andranno ricollocate nei vari musei di Verona. Abbiamo voluto quindi sperimentare anche su questo fronte. Non mancherà poi la webApp scaricabile gratuitamente con una voce narrante che fungerà da audioguida. L’audioguida è concepita anche per persone con disabilità uditiva, per una maggiore inclusione. Abbiamo infine pensato anche a un gioco virtuale a Castelvecchio. Vogliamo coinvolgere il maggior numero di persone possibile, e mostrare loro la città con occhi nuovi.

La pandemia, quindi, ha portato una nuova prospettiva per i musei civici di Verona…

Sì, l’abbiamo imparato vivendo anche tragicamente. La trasformazione digitale è la nostra mutazione. Siamo cambiati, e quando andiamo a vedere delle mostre o dei musei non ci basta più la didascalia o il pannello. Oggi viviamo con degli apparecchi che fanno parte del nostro essere, e noi, responsabili del patrimonio materiale, abbiamo il compito di integrare l’esperienza del visitatore del museo con questi dispositivi.

Un’altra novità importante riguarda la possibilità di poter visitare i Musei Civici con un biglietto unico: una bella opportunità…

Ci sono varie tipologie di offerta e scontistica. Abbiamo inoltre pensato che chiunque abbia il biglietto per la mostra di Caroto possa avere delle agevolazioni sugli altri musei civici. È possibile inoltre partecipare a visite guidate gratuite, e quindi suggerisco di approfittarne.

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