L’arte antica (e preziosa) di San Massimo

Lo storico dell'arte e guida turistica Francesco Castioni è intervenuto su Radio Adige Tv per parlarci delle opere d'arte di cui è ricco il quartiere di San Massimo e di alcune strutture architettoniche particolari.

Dall’affresco di Battista del Moro al messale di San Massimo, fino alla Tomba Bonfà. Il quartiere di San Massimo è ricco di arte e strutture architettoniche degne di nota. A parlarcene è stato lo storico dell’arte e guida turistica Francesco Castioni.

L’affresco di Battista del Moro

«L’affresco della Madonna con il bambino è la prima prova fisica della presenza della chiesa di San Massimo nella posizione in cui si trova ancora oggi. Questo affresco, che possiamo trovare nell’oratorio dell’attuale chiesa, raffigura la Madonna con il bambino con San Sebastiano e San Rocco. Questo affresco viene ripreso dalla Madonna di Foligno di Raffaello e non si sa quale sia la data, anche se pare che l’anno in cui Battista del Moro dipinse l’affresco sia tra il 1537 e il 1557» ha spiegato Francesco.

Interessante è anche quella che fu la culla dell’istituto Campostrini: «San Massimo ha delle corti coloniche, come tutti i grandi quartieri di Verona. In Corte Sagramoso, e solo lì, tra il 1818 e il 1825, c’era Teodora Campostrini, che fu la fondatrice dell’Ordine dei Campostrini che ancora oggi con le scuole sta insegnando a lavorare ai veronesi».

«Un’altra particolarità è il messale di San Massimo: è uno dei pochissimi casi di un messale donato dalla comunità dei fedeli di San Massimo alla propria parrocchia nella seconda metà del 1400. Questo dimostra che già in quel periodo c’era una buona comunità di persone abbastanza ricca che si è potuta permettere uno dei migliori miniatori dell’epoca: Antonio Di Stefano da Francoforte. Oggi il messale si trova nella biblioteca Capitolare».

Tra le strutture che meritano un’attenzione particolare c’è sicuramente la Tomba Bonfà: «La famiglia Bonfà nel 1973 commissiona a Giuseppe Tommasi una tomba per il figlio morto. L’architetto decise di creare un monumento ispirandosi all’architettura di Carlo Scarpa, che fu il suo maestro a Venezia. Questa fu la sua tesi di laurea e decise di riprendere lo stile di Scarpa per renderlo un monumento più intimo e personale».

La Tomba Bonfà