La veronese Alessia Bottone premiata al Bellaria Film Festival
Alla 38ma edizione del Bellaria Film Festival si afferma Verona: la regista, sceneggiatrice e giornalista veronese Alessia Bottone ha ricevuto la Menzione Speciale della Giuria per il suo documentario La Napoli di mio padre, inserito nella sezione Bei Doc, con il quale si interroga sul rapporto con il padre prendendo spunto da un viaggio in treno verso Napoli, che si trasforma in un’occasione per raccontare la vita del genitore e conoscere le proprie origini. La giuria internazionale presieduta Moni Ovadia ha deciso di assegnare la Menzione Speciale al film perché «ha saputo costruire un ponte tra passato e presente, immagini d’archivio e suggestioni contemporanee in un viaggio alla scoperta del rapporto tra padre e figlia». Il documentario è interpretato dall’attrice veronese Valentina Bellè.
Diretto per il terzo anno consecutivo da Marcello Corvino, il Bellaria Film Festival si è tenuto dal 23 al 27 settembre chiudendo la 38ma edizione con 3200 presenze, nonostante le limitazioni dovute all’emergenza Covid. 25 i documentari italiani e stranieri in gara selezionati tra 241 film candidati, declinati sui princìpi dell’articolo IX della Costituzione Italiana (“La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”). Due le sezioni competitive: Bei Doc per lavori inediti e non, di qualsiasi formato con durata massima 90 minuti, e Bei Young Doc, rivolto invece ai registi under 30. Quest’anno il festival ha assegnato il Premio alla Carriera a Sandra Milo, e ha dedicato il Premio “Una vita da film” a Tonino Guerra, nel segno di un omaggio a Federico Fellini.
Fin da bambina, Alessia, la regista, osservava suo padre affacciarsi alla finestra, domandandosi cosa fosse in grado di attirare la sua attenzione in modo così intenso. Diversi anni dopo, durante un viaggio di ritorno a Napoli, città natale del padre, Alessia si ritrova a osservarlo nuovamente. Anche questa volta Giuseppe è di profilo e, mentre il paesaggio scorre dal finestrino di un treno, il suo sguardo cerca di fermare quegli attimi e salvarli dallo scorrere veloce del tempo. Il padre descrive la sua infanzia concentrata nel quartiere Vicaria, tra i migranti alla stazione, Nanninella, Don Mario e il suo amico Napoleone con il quale esplorava la città con due taralli nelle tasche e tanti sogni nella testa. Il ritorno di Alessia si trasforma quindi in un’occasione per raccontare il viaggio di una vita e conoscere le proprie origini. Perché per quanto lontano possiamo andare, torniamo sempre là, dove tutto è iniziato.
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