La basilica di San Zeno, storia e particolarità di un gioiello veronese

Lo storico dell'arte e guida turistica Francesco Castioni è intervenuto stamattina ai microfoni di Radio Adige Tv per parlarci della Basilica di San Zeno. Un capolavoro architettonico che racchiude in sè diversi secoli di storia e numerose particolarità.

I veronesi la conoscono bene: la basilica di San Zeno è uno dei cuori pulsanti della città. Intitolata al patrono di Verona, ottavo Vescovo della città, San Zeno è una chiesa unica, ricca di storia, un vero e proprio capolavoro in stile romanico. Le sue particolarità si intuiscono a colpo d’occhio sin dalla facciata e dal portone, costituito da 73 formelle bronzee, e dalle raffigurazioni che lo sovrastano e a cui, forse, non tutti fanno caso. A raccontarci, nel dettaglio, queste particolarità è stato Francesco Castioni, guida turistica e storico dell’arte intervenuto stamattina i microfoni di Radio Adige Tv.

«Ho voluto portare all’attenzione tre fatti curiosi. Il primo è che al di sotto della lunetta di ingresso della basilica, appena sopra la porta dove si trovano le formelle bronzee, si trova il bassorilievo con il vescovo di San Zeno che sta benedicendo da una parte i cavalieri e dall’altra i soldati. È la più antica rappresentazione delle milizie di Verona e c’è anche la più antica rappresentazione dello stendardo di Verona: la croce d’oro su sfondo azzurro» ci spiega Francesco.

«Un’altra peculiarità è la presenza della “Caccia infernale“. Forse tutti sapete della poesia di Carducci: “Sul castello di Verona batte il sole a mezzogiorno” ed è la storia di Re Teodorico che, a causa dei suoi peccati, viene costretto a cavalcare un cavallo (che in realtà è il diavolo) per una notte intera, che lo porterà poi a precipitare dentro un vulcano. Quella sulla facciata della Basilica è la prima rappresentazione di tutta questa storia, che poi diventerà famosissima in tutti i paesi del nord».

«Terzo e ultimo, affascinante particolare – ci dice Francesco – è che la basilica non è solo una basilica con un’abbazia, ma quando gli imperatori dovevano andare a Roma per farsi incoronare dal Papa come imperatori dell’ex Sacro Romano Impero, dovevano passare da Verona, per la sua posizione strategica (all’incrocio tra la parte settentrionale germanica e la parte latina). Gli imperatori stavano sempre dentro la Basilica di San Zeno, perchè era il posto più ampio che si poteva avere al di fuori dalla città».

All’interno della Basilica è possibile ammirare anche un capolavoro di Andrea Mantegna, la pala di San Zeno: «La pala del Mantegna è un po’ la primavera di quello che diventerà il grande Rinascimento italiano e veronese. Molti grandi maestri andranno dopo il 1500 a prendere ispirazione da questa Pala. – spiega Francesco – Il dipinto rappresenta una Madonna con un bambino e un dialogo di Santi. Non è il soggetto che è particolarmente strano o interessante, ma la cosa che la rende unica è come è stata fatta. La genialità di Mantegna è stata di portare per la prima volta a Verona la rappresentazione prospettica, quindi uno sfondamento della profondità che andava nella direzione dell’abside principale. Inoltre Mantegna è riuscito a integrare il quadro con l’architettura all’interno della basilica, quindi i pilastri che si vedono all’interno del dipinto ricordano quelli che sono i pilastri all’interno della basilica. Altro incredibile accorgimento è stata la richiesta da parte di Mantegna di aprire una finestra all’interno dell’abside maggiore della chiesa, perchè così la luce che entrava fosse esattamente quella che era rappresentata all’interno del quadro».

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