Il jazz torna a incantare il Ristori con “Legnomadre”
di Redazione
Di Rosa di Cagno
È in arrivo un altro appuntamento con l’anima jazz del Teatro Ristori. Giovedì 16 novembre, alle 20:30, prenderà vita l’attesa data con il Marco Bardoscia Quintet in Legnomadre: canto d’amore per la madre Terra in jazz. Il nuovo progetto di Marco Bardoscia, prodotto discograficamente per Tuk Music di Paolo Fresu, è ricco di colori latineggianti, frutto di una forte passione per la musica cubana e brasiliana che affiora dal mondo artistico del contrabbassista salentino. Una profonda azione spirituale capace di collegare uomo e natura. Un disco che fluisce con sicurezza e chiarezza, raffinatezza, spontaneità e accessibilità. Per nulla scontato, tiene acceso l’interesse dell’ascoltatore grazie alle tante sfumature compatibili con il messaggio di fondo: l’amore per la madre Terra.
In Legnomadre lo straordinario storico trio composto da uno dei musicisti italiani di genere più apprezzati, di grande versatilità, il contrabbassista Marco Bardoscia con William Greco al piano e Dario Congedo alla batteria, viene allargato ad un quintetto che include la sensibilità̀ musicale di Simone Padovani alle percussioni e l’illuminante presenza di un must contemporaneo quale Gabriele Mirabassi e il suo clarinetto. Il tutto per nobilitare al massimo la coesione stilistica di un progetto capace di unire diverse personalità̀ in un “musica pensante” attuale, in grado di esprimere con sensibilità̀ il lato emozionale dell’arte musicale.
LegnoMadre può considerarsi la naturale prosecuzione di The Future is a tree (2020). Il messaggio è ancora una volta quello di restare vigili per proteggere il pianeta. Il legno degli alberi materiale sacro, vivo, malleabile, duro e flessibile allo stesso tempo. Sacro per la sua capacità di proteggerci e scaldarci, per la moltitudine di impieghi a cui si presta. Il legno è anche il materiale di cui sono fatti tutti gli strumenti di questo progetto ed ecco allora che Legnomadre diventa il canto d’amore del legno (e di chi lo suona) per la madre Terra. Dal pensiero antropocentrico alla lezione più̀ grande ci viene proprio dalla natura: contribuire alla pluralità̀. Così come deve fare la musica per diventare armonia. La protezione dell’ambiente, raccomandata senza alcuna retorica e tema caro al Teatro stesso, si esprime in questo concerto nel segno del jazz in tutte le sue anime musicali.
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