“Il Grande Teatro” di Verona debutta con Mine Vaganti di Özpetek

Inaugura domani la trentaseiesima edizione del "Grande Teatro" al Nuovo di Verona. Il primo spettacolo in calendario è Mine vaganti, che segna il debutto di Ferzan Özpeteck nella regia teatrale. Lo spettacolo è tratto dal suo celebre film del 2010.

Mine Vaganti Teatro Nuovo
Simona Marchini e Francesco Pannofino. Foto di Romolo Eucalitto

Con la riproposta di un cartellone di otto spettacoli, il Grande Teatro, rassegna organizzata dal Comune di Verona in collaborazione col Teatro Stabile di Verona, torna alla normalità di sempre. Torna a ravvivare gli autunni e gli inverni degli appassionati di teatro che da oltre trent’anni onorano con la loro presenza questa fortunata rassegna.

A inaugurarla, al Nuovo da domani al 12 novembre alle 20.45 e il 13 alle 16.00, è Mine vaganti, spettacolo tratto dal film omonimo di Ferzan Özpetek del 2010. La regia e l’adattamento teatrale sono dello stesso Özpetek. Accanto ai protagonisti Francesco Pannofino, Iaia Forte, Edoardo Purgatori, Carmine Recano e Simona Marchini, saranno in scena Roberta Astuti, Sarah Falanga, Mimma Lovoi, Francesco Maggi, Luca Pantini e Jacopo Sorbini.

Mine Vaganti

Mine Vaganti Teatro Nuovo
Francesco Pannofino e Iaia Forte. Foto di Romolo Eucalitto

Venduto in quindici paesi stranieri dopo il passaggio alla Berlinale, Mine vaganti vinse due David di Donatello, cinque Nastri d’Argento, quattro Globi d’Oro e altri prestigiosi premi. Come nel film, dopo essersi sprovincializzato a Roma, il giovane Tommaso intende tornare nella grande casa di famiglia nel paese del Sud dove è nato e comunicare al variegato clan dei parenti chi è veramente: un omosessuale con ambizioni letterarie e non un bravo studente di economia come tutti credono. Confida l’intento al fratello Antonio che però lo spiazza e anticipa la notizia. Vista la reazione del padre, colpito da infarto, e lo sconcerto della parentela, Tommaso è costretto a fermarsi in paese per occuparsi del pastificio di famiglia. Qui deve rivedere i suoi piani e lottare contro un mondo famigliare pieno di contraddizioni e segreti. 

Le parole del regista Ferzan Özpetek

«Come trasporto i sentimenti, i momenti malinconici, le risate sul palcoscenico? Questa – dice Ferzan Özpetek – è stata la prima domanda che mi sono posto, e che mi ha portato un po’ di ansia, quando ha cominciato a prendere corpo l’ipotesi di teatralizzare Mine vaganti. La prima volta che raccontai la storia al produttore cinematografico Domenico Procacci, lui rimase molto colpito aggiungendo entusiasta che sarebbe potuta diventare anche un ottimo testo teatrale. Poco dopo avviammo il progetto del film e chiamammo Ivan Cotroneo a collaborare alla sceneggiatura. Oggi, dietro invito di Marco Balsamo, quella prospettiva si realizza con un cast corale e un impianto che lascia intatto lo spirito della pellicola. Certo, ho dovuto lavorare per sottrazioni, lasciando quell’essenziale intrigante, attraente, umoristico. Ho tralasciato circostanze che mi piacevano tanto, ma quello che il cinema mostra, il teatro nasconde, e così – prosegue – ho sacrificato scene e ne ho inventate altre, anche per dare nuova linfa all’allestimento».

Mine Vaganti Teatro Nuovo
Simona Marchini e Carmine Recano. Foto di Romolo Eucalitto

«L’ambientazione pure cambia. Ora una vicenda del genere non potrebbe reggere nel Salento, perciò l’ho ambientata in una cittadina tipo Gragnano o lì vicino. In un posto dove un coming out ancora susciterebbe scandalo. Rimane la famiglia Cantone, proprietaria di un grosso pastificio, con le sue radicate tradizioni culturali alto borghesi e un padre desideroso di lasciare in eredità la direzione dell’azienda ai due figli. Qui la parte del pater familias è emblematica, oltre che drammatica e ironica allo stesso tempo. Le emozioni dei primi piani hanno ceduto il posto a punteggiatura e parole; i tre amici gay sono diventati due e ho integrato le parti con uno spettacolino per poter marcare, facendone perfino una caricatura, quelle loro caratteristiche che prima arrivavano alla gente secondo le modalità mediate dallo schermo. Il teatro può permettersi il lusso dei silenzi, ma devono essere esilaranti, altrimenti vanno riempiti con molte frasi e una modulazione forte, travolgente. A questo proposito, ho tratto spunto da personali esperienze. A teatro non ci si dovrebbe mai annoiare. Sono partito da questo per evitare che lo spettacolo fosse lento. Ho optato per un ritmo continuo, che non si ferma, anche durante il cambio delle scene. Ho realizzato una commedia – conclude Ferzan Özpetek – che mi farebbe piacere andare a vedere a teatro, dove lo spettatore è parte integrante della messa in scena e interagisce con gli attori».

Giovedì 10 alle 18.00 tutta la compagnia incontra il pubblico nel Piccolo Teatro di Giulietta del Nuovo. Condurrà l’incontro Carlo Mangolini, direttore artistico Spettacolo del Comune di Verona.

Biglietti in vendita al Teatro Nuovo (dal lunedì al sabato, ore 15.30-19.30) e a Box Office (dal lunedì al venerdì, ore 9.30-12.30 e 15.30-19.00, e il sabato dalle 9.30 alle 12.30). Biglietti online.

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