(H)earth of Glass: la nuova stagione dell’Estate Teatrale Veronese all’insegna dell’innovazione
Redazione
Una nuova direzione artistica inaugura la 78ª edizione dell’Estate Teatrale Veronese, affidata a Fabrizio Arcuri, regista innovativo e curatore di festival e stagioni teatrali all’insegna di un dialogo aperto tra i linguaggi del contemporaneo. Questo nuovo corso si pone in piena continuità con la visione delineata da Arcuri fin dal suo insediamento, lo scorso ottobre, alla guida del settore spettacolo del Comune: «il teatro come luogo di comunità, dialogo e internazionalità». Un orientamento che proietta il festival italiano più longevo verso una dimensione sempre più internazionale, capace di intrecciare discipline, arti sceniche e prospettive globali.
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La programmazione si articola tra spettacoli di alta qualità, protagonisti di riferimento della scena teatrale nazionale e internazionale e scelte fortemente innovative. Molte proposte sfidano le forme tradizionali, consolidando l’identità dell’Estate Teatrale Veronese come punto di riferimento culturale e piattaforma internazionale di incontro e convergenza tra esperienze artistiche di primo piano.
Questo rinnovato percorso trova espressione anche nell’immagine guida del festival, ideata dall’artista visivo Matteo Basilè. Concept artist di respiro internazionale, Basilè firma un’opera che si configura come un vero manifesto poetico. Il suo linguaggio, che intreccia fotografia, pittura e digitale, genera visioni sospese nel tempo, capaci di evocare la tensione tra realtà e immaginazione, memoria e contemporaneità.
Il risultato è un palcoscenico visivo che dialoga con lo spettatore: ogni forma, colore e movimento restituisce la complessità e la multidimensionalità dell’esperienza teatrale. L’identità del festival emerge così rinnovata, in equilibrio tra tradizione e innovazione, offrendo uno sguardo immersivo sul teatro contemporaneo a partire dalla sua culla più antica: il Teatro Romano di Verona.
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Estate Teatrale Veronese 2026 prosegue il percorso tematico sugli stati della materia avviato nel 2025, dedicato all’acqua, assumendo la Terra come nuovo fulcro concettuale. Il titolo (H)Earth of Glass ne restituisce la complessità: la terra come materia viva e fragile, paesaggio culturale e radice identitaria, ma anche figura simbolica – Gea, madre originaria e archetipo di fertilità, cura e rigenerazione.
Il Teatro Romano: cuore pulsante del festival
Il Teatro Romano si conferma cuore pulsante del festival, sede del nucleo drammaturgico principale e simbolo di un progetto che si espande nella città come un organismo vitale. Da questo centro si irradiano traiettorie artistiche, azioni performative e interventi urbani che trasformano Verona in uno spazio condiviso e attraversabile, un paesaggio culturale in continua trasformazione. Attorno a questo fulcro si dispongono nuovi presìdi, come costellazioni che ampliano e ridefiniscono la geografia del festival.

Ugolini (Comune di Verona): «Un invito ad attraversare confini»
«Con questa nuova edizione di Estate Teatrale Veronese – dichiara l’assessora alla Cultura Marta Ugolini – inauguriamo un corso che guarda con decisione al futuro, nel segno della direzione artistica di Fabrizio Arcuri. Al nuovo direttore artistico abbiamo chiesto di portare alla città un progetto culturale di valore, capace di intrecciare discipline, linguaggi e sguardi internazionali, restituendo al nostro festival – il più longevo in Italia – una rinnovata centralità nel panorama dello spettacolo dal vivo contemporaneo».
«La programmazione che presentiamo oggi – aggiunge Ugolini – è un invito ad attraversare confini, a lasciarsi sorprendere da spettacoli che innovano e dialogano con le trasformazioni del nostro tempo. È una stagione che coniuga tradizione e visione, radicamento e apertura, confermando l’Estate Teatrale Veronese come punto di riferimento culturale e come piattaforma internazionale di eccellenza artistica».

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«Come Amministrazione, siamo orgogliosi di accompagnare questo percorso, certi che il festival continuerà a crescere come spazio vivo di confronto, ricerca e bellezza, capace di parlare a pubblici curiosi, ampi e diversificati, orgogliosi di portarlo avanti con gli storici compagni di viaggio Arteven, Banco Bpm e Magis e con la nuova collaborazione di Pasqua Vini. Ringraziamo tutti i partner e gli sponsor per aver accolto, e continuare ad accogliere, il nostro invito a sostenere un progetto importante per la vita culturale della città e per la storia che la rappresenta nel luogo da cui Verona è sorta e che ha dato il primo impulso all’arte teatrale», conclude l’assessora.
Arcuri: «Ai giovani dedicata un’attenzione specifica»
«Assumere la direzione artistica dell’Estate Teatrale Veronese – sottolinea Fabrizio Arcuri – rappresenta per me un incarico importante e una responsabilità concreta. Lavorare per un festival così radicato nella storia del Teatro Romano significa rispettarne l’identità e, allo stesso tempo, accompagnarlo in un percorso di evoluzione. Il progetto che avviamo oggi, insieme all’Assessora Ugolini, alla Dirigente Barbara Lavanda e allo staff, nasce con l’obiettivo di rafforzare la qualità culturale della proposta. Partiamo dalla tradizione – in particolare quella legata a Shakespeare – per metterla in dialogo con esperienze contemporanee e con una dimensione sempre più internazionale. La 78ª edizione propone un programma articolato che unisce prosa, danza, musica e linguaggi ibridi, includendo anche sperimentazioni digitali e nuove modalità di relazione con il pubblico. Accanto ai grandi classici, trovano spazio nuove produzioni, con l’intento di mantenere equilibrio tra continuità e innovazione».
«Un’attenzione specifica è dedicata ai giovani, sia come pubblico sia come parte attiva del processo creativo, nella convinzione che il teatro debba essere anche uno spazio di partecipazione e crescita. Questa edizione vuole offrire un contesto aperto al confronto e alla sperimentazione, capace di mettere in relazione artisti, pubblico e prospettive diverse, contribuendo allo sviluppo del teatro e delle arti performative nel presente», conclude Arcuri.

(H)earth of Glass: teatro, immagine e tecnologia diventano un’esperienza immersiva
L’edizione 2026 si configura come un ampio progetto dedicato ai classici della scena occidentale, con un focus su Shakespeare, non come autore da celebrare, ma come materia viva capace di interrogare il presente nelle sue tensioni più profonde. Ne emerge una visione “glocal”, in cui dimensione internazionale e radicamento territoriale convivono, facendo di Verona un luogo attivo di creazione, pensiero e confronto.
Il cartellone si sviluppa come un organismo articolato in sezioni tematiche che accompagnano lo spettatore lungo un vero e proprio percorso esperienziale:
- il Festival Shakespeariano, cuore pulsante della riflessione drammaturgica, dove il classico si rinnova nel confronto con il presente;
- le Grand Soirées, serate evento pensate come celebrazioni collettive dello spettacolo dal vivo, capaci di unire linguaggi, pubblici e atmosfere in momenti di forte impatto scenico;
- il Classico, spazio di custodia e reinvenzione della tradizione, dove le forme ereditate si riattivano in chiave contemporanea;
- la Danza Internazionale, luogo in cui il corpo diventa linguaggio universale e strumento di attraversamento poetico del reale;
- Nuove Orbite/Giovani agitatori di lance crescono, fucina di nuove voci e sguardi emergenti, laboratorio di energia critica e immaginazione;
- le Contaminazioni Musicali, crocevia sonoro in cui generi e sensibilità si intrecciano dando vita a paesaggi emotivi inediti;
- le Costellazioni, percorsi immersivi e diffusi che trasformano la città in un atlante vivente, mettendo in dialogo arti, spazi e comunità.
In questa visione le sezioni si intersecano e si sviluppano in modo trasversale lungo tutto il periodo estivo, configurandosi come una soglia di accesso e ogni spettacolo si offre come un atto per un visionario, che non si limita a rappresentare, ma attraversa; non si limita a raccontare, ma genera visioni.
Il tema della Terra ha permesso di definire un sistema di corrispondenze capace di dare coerenza e orientamento alla programmazione delle diverse sezioni del festival. In questa cornice, le sezioni si configurano come elementi di una costellazione simbolica ispirata al sistema dei pianeti, in cui ogni ambito progettuale sviluppa una propria identità in relazione al nucleo centrale. Il richiamo al sistema planetario si traduce così in una vera e propria struttura concettuale che restituisce l’immagine di un ecosistema culturale dinamico, nel quale ogni sezione contribuisce in modo attivo all’equilibrio complessivo del festival.
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