Guerra, testimonianze e aiuti: martedì al Nuovo c’è “Stage for Ukraine”

Si terrà martedì 22 marzo al Teatro Nuovo alle ore 18.00 "Stage for Ukraine". Il racconto di uno spettacolo non andato in scena a Kiev per la guerra, le iniziative per aiuti concreti e immediati alla popolazione ucraina con le testimonianze del regista Matteo Spiazzi, della coreografa Katia Tubini e dei ragazzi di Sfera - onlus.

Si intitola Stage for Ukraine l’incontro-evento a ingresso libero in programma al Teatro Nuovo martedì 22 marzo alle 18.00. Un po’ un grido, un po’ un pianto, un po’ una riflessione. Ma soprattutto un impegno a rimboccarsi le maniche: perché gli aiuti concreti tengono viva la speranza. Organizzatori dell’incontro il Comune di Verona e il Teatro Stabile di Verona consapevoli che parallelamente alle grandi iniziative internazionali per mettere fine all’invasione russa dell’Ucraina, è fondamentale l’impegno di ciascuno di noi per alleviare le sofferenze delle vittime di questa guerra in corso dal 24 febbraio.

Protagonisti della serata, due veronesi che in Ucraina c’erano allo scoppio del conflitto e altri veronesi che in Ucraina, da quando è iniziata la guerra, ci sono già stati tre volte: per portarci viveri, farmaci e vestiario e per portare via da lì, in salvo, in Italia, persone bisognose di aiuto, soprattutto di cure.

«L’arte, che da sempre accomuna i popoli ed è un linguaggio universale – spiega il sindaco Sboarina – diventa sinonimo di solidarietà. In questi giorni la grande generosità dei veronesi non conosce limiti. Verona era pronta a debuttare a Kiev con uno spettacolo, e ora, invece, apre le porte del Teatro Nuovo per dare ospitalità professionale agli artisti, affinché la guerra non fermi la danza e il teatro. Vogliamo che l’arte sia una delle “armi” più efficaci per contrastare l’odio e lenire la sofferenza. Un faro per il mondo intero, oltre che la testimonianza del grande cuore dei veronesi».

«Nei suoi centosettantasei anni di storia il Nuovo – dice Piermario Vescovo, direttore dello Stabile di Verona – alcune guerre le ha purtroppo vissute. Guerre che lo hanno snaturato, lo hanno depauperato delle sue prerogative culturali, di pace. Fu deposito di gallette per l’esercito austro-ungarico nelle guerre d’indipendenza. E fu deposito di carbone durante la seconda guerra mondiale. Per sua fortuna la maggior parte delle guerre il Nuovo le ha avvertite nella finzione teatrale: da Parlamento di Ruzante che torna dalla guerra a Erano tutti miei figli, da La torre d’avorio a Lisistrata. Martedì purtroppo non ci saranno finzioni teatrali. Tutto vero: un regista e una coreografa costretti a scappare da un teatro di Kiev, e degli “angeli” che fanno avanti e indietro dall’Ucraina per aiutare la popolazione. Tutto vero. Unanime, il nostro grido non può che chiedere pace».

I due veronesi che erano a Kiev sono il regista Matteo Spiazzi e la coreografa Katia Tubini. Regista da anni attivo in Ucraina e in altri paesi esteri, Spiazzi stava curando la messinscena di Le bal, spettacolo cult del Théâtre du Campagnol del 1980 reso celebre in Italia dal film Ballando ballando di Ettore Scola del 1983. Come coreografa di questo megaspettacolo incentrato sulla danza, Spiazzi aveva chiamato la coreografa Katia Tubini. A lei il compito di “ridisegnare” attraverso i balli di sala una storia dell’Italia dalla Belle Époque agli anni Ottanta dilatando così le cinque tappe che nell’originale francese erano il 1936, il 1940, il 1945, il 1956 e il 1968. L’Italia sarebbe così riecheggiata, in maniera forte, in questo spettacolo che avrebbe debuttato, col titolo inglese The ball e con un’orchestra dal vivo, il 25 febbraio al Teatro Nazionale Accademico dell’Operetta di Kiev. La sera del 23 prove regolari fino a tardi in una Kiev piena di vita come sempre. Poi, nel cuore della notte la tragedia. L’invasione russa. Matteo e Katia ripercorreranno quei momenti: nella loro valenza umana quanto artistica e culturale.

Davanti alla sopraffazione della vita, a migliaia di morti, a città distrutte, l’annullamento di uno spettacolo (momentaneamente, si spera) per quanto sia un fatto grave, può essere poca cosa. Ma scombina ugualmente. Non è la prima volta. Al coreografo Kurt Joss accadde, a debutto avvenuto, col balletto Il tavolo verde. Non per le bombe russe. Irruppe a teatro la polizia politica di Hitler. E danzatori e coreografo se la svignarono su per i tetti del teatro. I danzatori uomini di The Ball, raccontano Katia e Matteo, non se la sono svignata. Con una visione del mondo che non scinde l’arte dalla vita, sono diventati soldati. E sono lì a combattere contro i russi. Danzatrici e attrici, alcune di loro, Katia e Matteo sono invece riusciti a farle arrivare in Italia. Tra loro le due ballerine Natascia e Daria. Natascia con la sua bambina: Monica, di cinque anni. Katia e Matteo hanno così messo in moto delle iniziative per aiutare, con celerità e concretezza, le persone con cui avevano condiviso due mesi d’intenso lavoro a Kiev. Oltre a essere lontane dalla guerra, qui potranno proseguire il loro cammino artistico d’interscambio e formazione.

Stage for Ukraine è anche l’occasione per dare la parola agli “angeli” della Pubblica Assistenza SFERA – ONLUS che ha attivato una serie di interventi mirati, volti a portare un aiuto diretto e concreto alle popolazioni vittime della guerra organizzando convogli umanitari. Grazie a loro, in particolare al presidente Michele Dal Magro, a Luca Ciresola, a Fabio Spiller, a Edward che gli fa da interprete, sono entrati in territorio ucraino, scortati dall’esercito, già tre volte con convogli umanitari: l’ultima volta (partenza mercoledì 16 marzo) con due camion, un’ambulanza, un ufficio mobile e un pulmino per portare in Italia, come nei precedenti viaggi, persone bisognose di cure. L’ultima missione li ha visti spingersi in territorio ucraino dal confine rumeno per circa duecento chilometri in direzione di Kiev. Una missione molto pericolosa.

Due i conti correnti per dare un aiuto alle persone ucraine rifugiate in Italia e per contribuire alle missioni umanitarie di Sfera-onlus: C/C dedicato al sostegno Ucraina intestato a LES PETITS PAS Intesa San Paolo IBAN: IT42J0306909606100000186182 oppure C/C intestato a SFERA SOCIETA’ COOPERATIVA SOCIALE ONLUS Unicredit Banca IBAN: IT35U0200859752000104977582

In ottemperanza ai protocolli previsti per il teatro, per l’accesso in sala è necessario il super green pass che sarà controllato all’ingresso. All’interno del teatro dovrà essere indossata la mascherina FFP2 per tutta la permanenza.

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