Giardini di Mirò e Massimo Volume, racconti e scenari dal post rock

Ieri sera al Teatro Romano in scena il doppio concerto di Giardini di Mirò e Massimo Volume, prima tappa di un minitour che vede sullo stesso palco due colonne portanti della scena indie degli anni Novanta e Zero. In un certo senso complementari, le atmosfere cinematografiche ed emozionali del gruppo di Jukka Reverberi e Corrado…

Ieri sera al Teatro Romano in scena il doppio concerto di Giardini di Mirò e Massimo Volume, prima tappa di un minitour che vede sullo stesso palco due colonne portanti della scena indie degli anni Novanta e Zero.

In un certo senso complementari, le atmosfere cinematografiche ed emozionali del gruppo di Jukka Reverberi e Corrado Nuccini hanno fatto da contrappunto al recitato metropolitano di Emidio Clementi, per un evento che sulla carta prometteva scintille ma nei fatti si è rivelato “normale”.

«L’idea del doppio concerto – ha rivelato la band di Cavriago – è partita dalla loro agenzia di concerti, la Dna, e dall’etichetta 42 Records, che ha pubblicato l’ultimo “Different Times”, e quello dei Massimo Volume, “Il nuotatore”».

I Giardini hanno suonato per la prima parte, un’ora di strumentali ad eccezione della hit “Broken By” e del pezzo “Malmoe“, scritto nel 2003 a quattro mani con il frontman dei Massimo Volume.

I raffinati arpeggi dei primi, pronti a collassare in un cluster collettivo liberatorio, hanno preparato il terreno al muro sonico dei compagni di palco, degno abito allo stile vocale di Mimì, del tutto alieno da classificazioni note.

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