Gaia Carmagnani, dal palco agli studi di doppiaggio

Gaia Carmagnani, attrice e doppiatrice, ha raccontato ai nostri microfoni il suo percorso artistico e professionale.

Gaia Carmagnani
Gaia Carmagnani

Gaia Carmagnani, attrice e doppiatrice, ha raccontato ai nostri microfoni il suo percorso artistico e professionale, dalla compagnia teatrale di Bovolone all’Accademia dei Filodrammatici di Milano.

Vorrei chiederti, come nasci come attrice?

Tutto è partito dalla recitazione e da Bovolone, il paese dove sono nata e cresciuta, dove tra l’altro ci sono sette compagnie teatrali. Ci sono tante occasioni quindi per fare pratica, e ho iniziato su consiglio di mia mamma quando avevo otto anni. A 12-13 anni ho cambiato compagnia teatrale, dove sono effettivamente cresciuta artisticamente.

E poi sei entrata all’Accademia dei Filodrammatici di Milano, blindatissima e dalle selezioni rigidissime…

I provini si fanno ogni due anni, si entra tra i 12 e 14 per anno. Non è stato semplice, avevo provato in altre scuole dove non ero passato. Ho quindi frequentato un corso qui a Verona che mi ha aperto un mondo e mi è stato utilissimo per entrare in accademia. Sono quindi entrata, dopo un difficile percorso di selezioni. Nella prima fase si portano infatti un monologo e un dialogo a tua scelta; poi si arriva con un altro dialogo, monologo e poesia; e poi si fanno tre giorni immersivi con gli insegnanti dell’accademia, per capire veramente come si svolge una normale giornata di lezioni.

Com’è il mondo del doppiaggio, dato anche il grande riconoscimento che abbiamo noi italiani nel campo?

Qui a Verona c’è un centro di doppiaggio importante. Non è un ambiente facile, ma il fatto che ci sia anche a Verona una realtà dove mettere in pratica e imparare quest’arte, è una cosa buona. Con AuraFilm ho fatto pratica; arrivare dalla recitazione poi è stato un vantaggio, ma mi mancavano molti aspetti tecnici che ho avuto modo di imparare proprio in questa scuola.

Cosa ti affascina del doppiaggio?

Ti rispondo con una frase che mi hanno detto durante un provino, quando ero molto concentrata per rimanere nel labiale dell’attrice principale. Mi hanno detto: «Non guardare le labbra, guarda gli occhi». Lì c’è stato un momento in cui ho avuto una rivelazione. Tutto quello che l’attore vuole raccontare, non lo racconta dalla bocca.

Ti trovi più a tuo agio sul palcoscenico o dietro le quinte a doppiare un personaggio?

Il posto dove mi sento me stessa al 100% è sul palco, a fare l’attrice. Il doppiaggio però ha delle sfumature bellissime che ho conosciuto con il tempo e mi ha permesso di scoprire un nuovo modo di lavorare e molto emozionante.

Qual è l’attrice che ti piacerebbe doppiare prima o poi nella vita?

La mia attrice del cuore è Natalie Portman, punto in alto!

Adesso cosa stai facendo, invece?

Qualche anno fa ho fondato una compagnia teatrale con i miei compagni di accademia. Con loro stiamo producendo degli spettacoli scritti da noi, e stiamo cercando di crescere. Questo è il progetto che ho più a cuore. Poi sto collaborando anche con altre realtà di Verona, come Ippogrifo Produzioni e Fondazione Aida.

Guarda l’intervista:

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