Film Festival della Lessinia, domani la cerimonia di premiazione

Domani avverrà la cerimonia di premiazione della 26esima edizione del Film Festival della Lessinia, alle 18 al Teatro Vittoria di Bosco Chiesanuova e in diretta streaming sui social del festival. Alle 21 omaggio a Ennio Morricone con la visione de "Il grande silenzio".

Cresce l’attesa di conoscere i nomi dei vincitori del Film Festival della Lessinia. La cerimonia di premiazione della ventiseiesima edizione della rassegna cinematografica internazionale è prevista domani, sabato 29 agosto, alle 18 al Teatro Vittoria di Bosco Chiesanuova (Verona) e in diretta streaming sulle pagine social della manifestazione.

Premi 2020

Novità di quest’anno è la partecipazione del pubblico. Per la prima volta nella storia del festival, saranno gli spettatori, che nei giorni scorsi hanno visionato le opere cinematografiche sia in sala che online, ad assegnare i massimi riconoscimenti: la Lessinia d’Oro al miglior lungometraggio e la Lessinia d’Argento al miglior cortometraggio. Nuovo è anche il Premio Log to Green Movie Award al miglior film della sezione FFDLgreen. Altri riconoscimenti speciali sono il Premio del Curatorium Cimbricum Veronense alla memoria di Piero Piazzola e Mario Pigozzi alla migliore opera cinematografica di un regista giovane; il Premio della Cassa Rurale Vallagarina al miglior film sulle Alpi e il Premio dei bambini.   

Giuria MicroCosmo nel carcere di Verona

Da dieci anni le terre alte del mondo entrano nei confini ristretti della casa circondariale di Verona grazie al progetto “La montagna dentro” realizzato dall’associazione MicroCosmo in collaborazione con il Film Festival della Lessinia. La visione dei film in concorso restituisce una boccata d’ossigeno al gruppo di persone detenute che compongono la Giuria MicroCosmo nel carcere di Verona. Le tematiche trattate s’intrecciano alle storie di vita dei giurati che, attraverso scrittura e confronto, assegnano lo speciale riconoscimento. 

Il progetto non si è mai fermato, pur nelle difficoltà causate dalla pandemia e con l’obbligo del distanziamento fisico che ha costretto a trovare spazi idonei. «Le proiezioni si sono svolte nella biblioteca del carcere per la necessità di rispettare le distanze previste a prevenzione del Covid-19, muniti di mascherina e dispositivi di igienizzazione», spiega la referente dell’iniziativa, Paola Tacchella, affiancata da Laura Cappellaro e Cecilia Munari

«In quest’edizione la formazione del gruppo ne ha risentito, potendo accogliere un numero limitato di persone provenienti da una sola sezione, misura di prevenzione a tutela dell’intera popolazione detenuta e di chi in carcere lavora – prosegue –. Importante è stato mantenere la continuità, interrotta per i lunghi e difficili mesi del lockdown, della relazione con le persone detenute e tenere vivo un progetto che ha coinvolto in un decennio centinaia di persone nel carcere».

«Avvicinare i detenuti al mondo del cinema significa avvicinarli alla società partecipando a pieno titolo a un evento così importante», evidenzia Mariagrazia Bregoli, direttrice della Casa circondariale di Verona. Partecipare alla ventiseiesima edizione ha un significato particolare, aggiunge: «Conosciamo tutti quello che è successo a causa dell’emergenza sanitaria e della chiusura di tante attività. Per i detenuti essere parte della giuria del festival ha il significato del ritorno alla normalità, un poter ricominciare. I benefici sono molteplici: sentirsi parte di un contesto che accetta le persone detenute, chiamandole a far parte di un progetto. Cinema non è solo guardare un film, ma approfondimento e crescita individuale».

FFDLgreen

Alle 11, nella sezione FFDLgreenMurghab (Germania 2019) di Martin Saxer, Daler Kaziev e Marlen Elders. A dare il nome al film è un paese, cinto dalle creste innevate del Pamir, che sorge al centro di un arido altopiano a 3.650 metri di quota. L’Unione Sovietica, di cui era parte fino a pochi decenni fa, è un ricordo lontano di cui rimangono statue e targhe, tracce ormai sbiadite dal freddo. Frutto del prolungato lavoro sul campo di tre giovani antropologi, ritrae la vita di un luogo dimenticato: dove una volta c’era luce, energia e riscaldamento, ora è necessario percorrere chilometri per raccogliere il teresken, piccolo e resistente arbusto diventato la prima fonte di energia per la comunità. I registi scelgono di ritrarre la quotidianità di chi affronta le asperità di una vita di frontiera: un’infermiera, un paziente raccoglitore, un saldatore che dona forme nuove ai frammenti metallici di un’epoca trascorsa. Un’insegnante che immagina un futuro diverso oltre le gelide correnti che attraversano le strade.

Montagne italiane

Alle 16, per Montagne italianeCreatura dove vai? (Italia 2019), di Gaia Formenti e Marco Piccarreda, parabola tragicomica di un’esistenza sospesa fra santità e blasfemia, cultura e natura, umano e bestiale. In un Sud scabro e metafisico, la Creatura riceve la visita di un misterioso Santo che le intima un pellegrinaggio dalla meta ignota. Anziana contadina ignorante, la Creatura si avvia portando con sé un piccone e poche povere cose. Sarà un viaggio verso la beatitudine costellato però da fraintendimenti: via crucis di privazioni, furti, violenze perpetrate dal popolo rozzo e primitivo che la donna incontrerà sul cammino, arrivando a dubitare della sua stessa fede.

A seguire I babelici (Italia 2018) di Alessandro Quadretti, fondatore della cooperativa di produzione e distribuzione Officinemedia con cui ha realizzato il documentario, che sarà al Teatro Vittoria per incontrare il pubblico del Film Festival. Fra le alture dell’Appennino emiliano-romagnolo, vive e lavora una sparuta popolazione di artisti irregolari: uomini singolari e misconosciuti, che hanno dedicato decenni alla realizzazione di opere d’arte totali, abitati da una creatività “abusiva” che li sospende fra artigianato e art brut. Costruttori di una Babele che, a differenza di quella biblica, parla il comune linguaggio di dedizione a una visione artistica unica e libera.

Evento speciale

Con la visione, alle 21 al Teatro Vittoria, de Il grande silenzio (Italia, Francia 1968) il Festival omaggia doverosamente la musica di Ennio Morricone, compositore scomparso lo scorso luglio che ha esaltato le terre alte in molti film. Come nel capolavoro del regista e sceneggiatore Sergio Corbucci, ambientato nel 1898 ai piedi delle montagne dello Utah. Nelle foreste di Snow Hill vive un gruppo di fuggitivi condannati come banditi per piccoli furti. Nel gelo invernale attendono un’amnistia governativa a lungo promessa. Sulle loro tracce un gruppo di bounty killer, guidati da Tigrero (Klaus Kinski), progetta un eccidio per riscuotere le taglie pendenti.

Girato sulle Dolomiti di Cortina nel 1967, è un’opera insolita, lontana dagli aridi paesaggi del western all’italiana, di cui Corbucci è stato pioniere. Dalla prima inquadratura – un campo lunghissimo che incornicia l’esile figura di Jean-Louis Trintignant a cavallo nella neve – la narrazione è condotta oltre gli stereotipi del genere per affondare nell’urlo muto e disperato del suo protagonista. Le note di Morricone, così diverse dalla trilogia del dollaro di Leone, fanno emergere la tensione tragica tessuta dal regista per il solitario protagonista, preparando la partitura finale. Un crescendo di brutale violenza, all’ombra di vette innevate.     

La giornata di domenica 30 agosto sarà interamente dedicata ai film vincitori, sia in presenza al Teatro Vittoria che online, accedendo alla sala virtuale del festival attraverso la piattaforma Eventive. Biglietteria al Teatro Vittoria in piazza Marconi, 35: dalle 10 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 23; tel. 045.7050789, e-mail biglietteria@ffdl.it. Biglietteria sala virtuale sulla piattaforma ffdl.eventive.org. Info: www.ffdl.it