Fials critica Fondazione Arena: «Cassa integrazione non giustificata»

Fials Verona, Federazione italiana autonoma lavoratori dello spettacolo, critica la scelta di Fondazione Arena di accedere alla cassa integrazione.

Fials Fondazione Arena
Traviata in Arena. Foto Ennevi.

Fials Verona, la sezione provinciale della Federazione italiana autonoma lavoratori dello spettacolo, ha diffuso un comunicato con il quale critica la scelta di Fondazione Arena di accedere alla cassa integrazione per i lavoratori.

«Denunciamo come i lavoratori della Fondazione Arena di Verona siano usati per “far cassa” da parte della “squadra” dirigenziale che ha comunicato l’intenzione di ricorrere agli ammortizzatori sociali previsti dal D.L. n.18 del 17 Marzo 2020. Il bilancio della Fondazione, oggi, non ha sofferenze particolari tali da giustificare il blocco degli stipendi e conseguente cassa integrazione» è il punto di vista di Fials Verona.

«Essendo l’attività dei lavoratori attualmente vietata per Legge, va recepito quanto il MIBACT ha esaustivamente indicato ai teatri disponendo l’obbligo di attuazione di tutte le leve contrattuali che la Fondazione deve attentamente vagliare prima di ricorrere alla Cassa Integrazione (vedi nota Direttore Generale dello Spettacolo 19.3.2020). Non risultando esperiti questi obblighi ministeriali la FIALS chiede di corrispondere gli stipendi interamente».

«Nelle consultazioni sindacali intercorse, la Direzione mai ha sollevato problemi economici, di liquidità, a fugare dubbi di un indebito sfruttamento di fondi pubblici. Per le succitate argomentazioni FIALS, in applicazione degli obblighi di trasparenza sanciti dalle leggi, ha ufficialmente richiesto i dati economici riferiti al periodo di chiusura del Teatro quali le perdite per i mancati incassi, le entrate del Fondo Unico Spettacolo, i risparmi per mancate uscite: tutto ciò finalizzato a dimostrarci quella sofferenza economica che, anche da un punto di vista etico, confermi congrua la richiesta degli ammortizzatori sociali, come il FIS».

«Denunciamo inoltre la gestione sulla sicurezza in tema di tutela della salute, palesata ad esempio confermando in queste settimane al lavoro dipendenti senza attività inderogabile, negando il lavoro agile, a dispetto di sbandierati proclami solidali. L’attività sospesa, con lavoratori stabili dapprima in ferie e poi in cassa integrazione, urta con le conferme al lavoro di personale esterno, collaboratori, dirigenti, consulenti a vario titolo. Nessuna informativa sulla gestione armonizzata al FIS delle risorse interinali».

«L’opportunità dell’art.19 del DL 17.3.2020, prevista per supportare realtà lavorative in difficoltà e a rischio chiusura, è stata colta dalla Direzione, sostenuta dal Presidente-Sindaco, nonostante le recenti dichiarazioni al Ministero e alla stampa di un Bilancio con milioni di utile. Per quanto argomentato, ci appare ingiustificata la scelta unilaterale della Cassa Integrazione: altresì esaurisce la già risicata fiducia dei lavoratori in una autentica volontà e capacità Dirigenziale di rilancio della Fondazione e tutela dei dipendenti. Questo non può che costringere il sindacato a vagliare ad ogni livello istituzionale tale gestione, sulla quale permangono e gravano i recenti giudizi della Corte Europea di Giustizia, della Corte di Cassazione. Evidentemente in Fondazione si profilano replicati errori del recente passato “semplificando” oneri e impegni. I conti si faranno alla fine, come nel recente passato».