Dialogo con l’arte a Palazzo Maffei: focus su Piero Manzoni

Un altro straordinario protagonista della stagione delle avanguardie del Novecento di cui Palazzo Maffei Casa Museo espone alcune importanti opere sarà al centro dell’incontro che si terrà sabato 24 febbraio alle ore 16 nel Teatrino affacciato su Piazza delle Erbe: “Piero Manzoni. Linee ed altro”.  A confrontarsi sull’artista, che pur scomparso a soli 29 anni seppe rivoluzionare l’approccio…

Un altro straordinario protagonista della stagione delle avanguardie del Novecento di cui Palazzo Maffei Casa Museo espone alcune importanti opere sarà al centro dell’incontro che si terrà sabato 24 febbraio alle ore 16 nel Teatrino affacciato su Piazza delle Erbe: “Piero Manzoni. Linee ed altro”. 

A confrontarsi sull’artista, che pur scomparso a soli 29 anni seppe rivoluzionare l’approccio all’arte con i suoi lavori e gli scritti, saranno Luca Bochicchio docente di storia dell’arte contemporanea all’Università di Verona e Rosalia Pasqualino Di Marineo direttrice della Fondazione Piero Manzoni di Milano e nipote dell’artista, introdotti da Vanessa Carlon.

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Manzoni (Soncino 1933 – Milano 1963) con il suo spirito radicale ma anche ironico ha aperto la strada a molte delle ricerche artistiche italiane e internazionali, anticipando per esempio la Body art, la Eat art e l’estetica relazionale. 

Ha  creato opere come Fiato d’artista (1960), palloncini gonfiati con il fiato dell’artista stesso, Merda d’artista (1961), scatolette dal contenuto misterioso e Sculture viventi (1961-1962), persone da lui firmate e così trasformate in opere d’arte.

Famosissime anche le Linee, tracciate con l’inchiostro su lunghi fogli poi arrotolati e racchiusi in cilindri, con indicata data e lunghezza, e gli Achromes serie di lavori senza colore, composti da diversi materiali, molti dei quali derivati dall’esperienza quotidiana.

Di entrambe queste serie, Palazzo Maffei conserva significative testimonianze, opere storicamente importanti: una Linea lunga 5,70 metri del 1959 e due Achromes: il primo del 1958 – tela a quadri grinzati e caolino – e l’altro del 1961 in fibra artificiale.

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