Cultura in crisi, Lumastro (CGIL): «Situazione drammatica, bisogna riaprire»

Il segretario di SLC CGIL Verona, Mario Lumastro, è intervenuto stamattina su Radio Adige Tv per parlare della situazione difficile in cui versano il mondo della cultura e dei lavoratori dello spettacolo, fermi ormai da un anno a causa della pandemia.

Il mondo dello spettacolo è stato vittima, più di altri settori, della pandemia: tutto il comparto, negli scorsi mesi, si è infatti congelato con poche eccezioni durante l’estate. Una condizione che, cinema, teatri, live club stanno vivendo anche oggi e, sembra, nell’indifferenza generale. La situazione necessita di una soluzione, almeno temporanea, e sono in tanti a chiedersi se, effettivamente, con le misure di sicurezza del caso, non sarebbe possibile riaprire i luoghi di cultura e intrattenimento e ridare così lavoro agli artisti.

Voi come sindacato siete scesi in piazza lo scorso 23 febbraio per manifestare contro la chiusura dei cinema e dei teatri. Cosa chiedete, quindi? Di riaprire i luoghi di cultura?

«Chiediamo di riaprire i teatri e i cinema e di farlo in sicurezza. La manifestazione del 23 febbraio si è svolta in una data simbolica, perchè era passato un anno dalla chiusura di tutti i luoghi di cultura. Noi riteniamo che in molti di questi luoghi sia possibile fare spettacoli rispettando tutte le norme anti-covid. Basti pensare a un teatro dove, con una mascherina e il distanziamento, si può cominciare a riprendere l’attività».

Crede che potrebbe essere pericolosa la riapertura di questi luoghi al netto dell’aumento dei contagi registrato in queste ultime settimane oppure pensa che possano bastare le canoniche misure di sicurezza?

«Noi abbiamo fatto un ragionamento molto semplice, sono stati aperte tantissime attività commerciali. Ribadiamo che molti locali dello spettacolo possono garantire le stesse sicurezza e dal nostro punto di vista ci è sembrato sempre molto strano vedere l’utilizzo di due pesi e due misure».

Sul fronte dei ristori per i lavoratori dello spettacolo, qual è la situazione?

«La situazione è drammatica: parliamo di una categoria di lavoratori atipica, perchè ci sono pochissimi che hanno il tipico rapporto di lavoro subordinato che permette di accedere alla cassa integrazione. Molto spesso questi lavoratori sono intermittenti e non hanno contratti di lavoro stabili e si sono trovati, da una parte a non avere la garanzia della cassa integrazione, e dall’altra a non poter accedere alla Naspi, il sussidio di disoccupazione. Dispiace perchè questi lavoratori hanno subito anche uno stress psicologico enorme, perchè si sono sempre affidati al politico di turno che inserisse nei dpcm i famosi bonus che sono stati erogati in questi mesi. Noi chiediamo che, come per altre categorie, venga approvata una norma ad hoc per questi lavoratori che consenta loro non solo di sopravvivere».

Per quanto riguarda il Recovery Fund, chiedete qualche risorsa sia destinata anche al mondo dello spettacolo?

«Assolutamente sì. Noi riteniamo che la cultura non debba essere tutelata e non si debbano fare investimenti solo per garantire l’occupazione dei lavoratori diretti. Noi a Verona abbiamo il teatro più grande al mondo e un festival estivo che è l’esempio lampante di ciò che la cultura riesce a produrre come indotto. Noi crediamo che investire nella cultura significhi investire nell’economia, quindi pensare di investire somme ingenti dei famosi 200 miliardi che arriveranno dall’Europa significa anche dare una garanzia occupazione ed economica per lo Stato».

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