Avesa, dalla preistoria alla II Guerra Mondiale

Davide Peccantini, fondatore di APS Quartiere Attivo, è intervenuto stamattina su Radio Adige Tv per parlarci di Avesa. Una frazione di Verona attraversata dal fiumiciattolo Lorì, che ha rappresentato sin dai primi anni dell'Ottocento il fulcro delle attività del paese. Ma la storia di Avesa risale a ben prima del 1800 ed è ricca di aneddoti interessanti.

«Avesa si trova nella zona nord di Verona. Per il nome ci sono diverse interpretazioni, ma la più comune è che venga da “aves”, in cui vi erano delle risorgive e infatti lì troviamo il Lorì, che deriva dal dialetto “lorio” che significa fiumicello. – ha spiegato Davide – Il Lorì si butta nell’Adige e passa per il paese di Avesa e lì si è concentrata tutta l’anima del paese. Al Lorì, per esempio, possiamo collegarci le “lavandare“, signore che andavano a lavare i panni non solo di casa propria ma anche di altre famiglie. C’erano delle fasi, per questa professione: la raccolta della biancheria, la cernita dei pezzi da lavare, il lavaggio, la stesura, la stiratura e la consegna. Nel 1836 il 40% delle famiglie di Avesa faceva questo mestiere e aumentò al 46% nel 1876. Tutto il paese si concentrava su questa attività».

Tante le cave che si trovano nel territorio di Avesa: «Siamo nella zone della vallata di Avesa, dove c’era la polveriera. Nell’epoca preistorica c’era un mare in quella zona e si racconta che sia stato trovato un fossile di tartaruga e il dente di uno squalo. Nel 1857 il mare si è ritirato formando delle grotte e fu scoperta nel riparo Mezzena la mandibola di un uomo, che si pensa fosse di Neanderthal».

«Uno degli aneddoti di Avesa è uno dei motivi per cui a Verona è stata concessa la medaglia d’oro al valore militare. – ha raccontato Davide – Nella notte tra il 25 e il 26 aprile del 1945, erano giorni in cui le truppe tedesche stavano lasciando la città, nelle cave di Avesa furono stipate 40mila casse di tritolo e i tedeschi non volevano lasciarle agli americani, quindi avevano deciso di farle esplodere la mattina del 26 aprile. Il parroco di Avesa, don Giuseppe Graziani, venuto a sapere questa informazioni andò al comando per chiedere il permesso di svuotare la cava, altrimenti sarebbe esploso il paese. Tornando ad Avesa raccolse tutti gli abitanti dai 15 anni in su per andare a svuotare la cava di notte. Alle 6.30 i tedeschi fecero detonare la grotta con il tritolo che era rimasto dentro e morirono otto persone».

Leggi anche: Avesa, culla del Lorì e terra dei leoni