Alfonso Signorini debutta stasera in Arena con “La Bohème”
Una passione per la lirica e l’arte musicale che nasce fin da giovanissimo e che oggi si trasforma in un omaggio entusiasmato ed eclettico a La Bohème, che torna dopo tredici anni sul palco dell’Arena di Verona, e a Giacomo Puccini, nel centenario della sua morte: al suo debutto come regista il giornalista, conduttore, autore e produttore televisivo Alfonso Signorini.
Questa sera la “prima”, al suo fianco il maestro d’orchestra Daniel Oren a dirigere le stelle dell’opera tra cui Grigolo, Grigoryan, Micheletti, Bellocci e Vinogradov. Replica il 27 luglio.
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La Bohème tra il tradizionale e il moderno, la vera protagonista
«L’opera va rispettata e non ha bisogno di stravolgimenti ma serve essere al servizio del suo autore, il genio di Puccini, al quale vogliamo rendere un omaggio. Ma la sfida è rendere moderna una tradizione, dando una linea di interpretazione soggettiva a personaggi che possono essere contemporanei. Sono estremamente convinto che serva mantenere lo spirito dell’opera, che non va stravolta. È un’opera della giovinezza, che si respira in ogni movimento scenico e questo portarla in scena rimane il nostro obiettivo. La poliedricità di Puccini, la sua precisione nel descrivere solitamente i personaggi, in quest’opera si evince nel dare come protagonista proprio “La Bohème”, qui intesa come la vita d’insieme. L’ambizione che ci siamo proposti fin da subito è stata quindi quella di realizzare in scena la vita bohèmienne, una vita fatta da tutti per tutti. Sarà la cornice ad essere moderna, che si ispira alla pedana dello scorso anno del Centenario di Aida, in cui vive in maniera “maniacale” il mondo del 1800. La trasparenza della pedana mi ha permesso di creare numerosi piani narrativi e questa è la vera sorpresa».
Un’emozione per la “prima” in Arena per un divulgatore appassionato e melomane
«Qui c’è il respiro dell’amore per la musica e il teatro, ho conosciuto persone che lavorano con professionalità e dedizione incredibile, dalla sartoria, ai macchinisti, agli aiuto-registi, ai mimi. Una cosa che per me, che arrivo da molti anni nel mondo della televisione ho difficoltà a paragonare, perché spesso lì si “perdono” i contatti con la realtà. Oggi qui io mi sento al servizio della musica e al servizio del genio Puccini, perché questo è quello che deve fare un regista. Dopo questa esperienza ho finalmente compreso le parole che con me aveva condiviso il grande maestro Zeffirelli, quando mi parlava della sua “nostalgia” per l’Arena, perché lavorare qui è davvero un’esperienza di vita e un’emozione incredibile, soprattutto a livello umano. Evviva dunque l’Arena».
Una passione fin da giovanissimo per la lirica
«La prima esperienza in Arena fu a dodici anni con “Madama Butterfly”, indimenticabile, oggi un legame indissolubile che ritorna per Verona e nel suo tempio della Lirica. Da giovane io compravo i dischi della Callas, non i classici di musica leggera, una passione che poi si è alimentata girando e assistendo a numerosi spettacoli teatrali, in Italia e all’estero, sempre spinto dalla curiosità di ascoltare nuove opere. Studi che poi ho approfondito, affiancando alla laurea in Filologia Medioevale e Umanistica, anche il diploma in pianoforte. Il frutto di questo percorso, di cui oggi sono così grato, è il raggiungimento di questa nuova tappa della mia vita».
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