A Verona torna il Bridge Film Festival

Sarà una 9^ edizione ricca di appuntamenti quella del Bridge Film Festival. Dal 13 al 16 luglio all'Antica Dogana di Fiume e all'Antica Dogana di Terra si potranno visionare corti, installazioni artistiche, performance e tanto altro, nel segno del cinema di ricerca e di qualità.

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Per la 9^ edizione il Bridge Film Festival torna ad animare la città con documentari, cortometraggi, workshop e incontri di cinema, concerti, performance ed esposizioni artistiche. Dal 13 al 16 luglio presso l’antica Dogana di fiume ai Filippini, sede del Canoa Club Verona, si terrà una manifestazione sotto il segno del cinema di ricerca, con documentari, cortometraggi, film di animazione e video installazioni. Un cinema all’aperto di ricerca e di qualità con il patrocinio del Comune di Verona e della Veneto Film Commission. 

Grande novità di quest’anno è l’espansione all’antica Dogana di terra, oggi sede della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza, nonché alter ego speculare di quella di fiume. Qui, per alcune ore ogni giorno si terranno delle proiezioni fuori concorso. Mercoledì e giovedì, in collaborazione con l’Università di Verona e con la stessa Soprintendenza, saranno proiettati i documentari di Pier Paolo Pasolini, dalle 18 alle 20, in occasione del centenario dalla sua nascita, grazie alla rassegna chiamata “Terra chiama Pasolini”. Venerdì e sabato, invece, una serie di corti: il venerdì corti di guerre passate con immagini di archivio e a seguire corti realizzati da ragazzi under 18 con Ezme Films e Zalab; il sabato corti di animazione, selezionati in collaborazione con il giurato Roland Seer, con lo Sci-Fi festival e con il Lessinia Film Festival. 

«Questa nuova edizione del Bridge vuole fare uno scatto di crescita, quindi abbiamo deciso di interfacciarci con la Dogana di terra e mettere in collegamento il fiume e la terra tramite l’arte che abbiamo scelto di utilizzare, che è la settima. – commenta Ginevra Gadioli, presidentessa dell’associazione Diplomart, che organizza il festival – Rendere omaggio a un grande regista e intellettuale italiano, in occasione dei cento anni dalla sua nascita, attraverso i suoi documentari che parlano di scambi di culture, di società, di persone ci è sembrata una cosa molto vicina al nostro spirito. Documentari custoditi da realtà di valore come Cineteca di Bologna, Cinecittà Luce, Viggo Films, Rai Teche. E, soprattutto, sono in linea con al tema di quest’anno». 

Il tema dell’anno, in effetti, è “in transit”, una riflessione sulla transizione e, sulle molte transizioni che viviamo, ecologica, sociale, geopolitica, e ancora, guardate da angolazioni diverse. «Abbiamo scelto il tema “in transit” perché stiamo vivendo il più grande momento di transizione dopo il Secondo Dopoguerra, una transizione che ci tocca da molti punti di vista – spiega Gadioli. – Dal punto di vista psicologico, dopo due anni trascorsi a interfacciarci con un nemico invisibile, con la reclusione forzata, con il guardarci dentro obbligato, che forse non ci capitava da tanti anni. Dal punto di vista ecologico, transizione della quale si parla molto in Europa. Da febbraio, sempre in Europa, una transizione geopolitica grossa, che ci sta ponendo di fronte a un realismo a cui non eravamo abituati. E stiamo vivendo una transizione anche a livello comunale, da un’amministrazione all’altra. Quindi siamo proprio nel mezzo del cambiamento, non siamo né là, dove eravamo, né là, dove saremo in un futuro: stiamo proprio sperimentando il cambiamento, senza sapere che cosa succederà effettivamente, quindi viviamo un po’ nel limbo ed è questo che volevamo raccontare tramite i film che abbiamo scelto, un momento di passaggio completo».

Il programma dell’edizione 2022

Si parte mercoledì 13 con l’ormai tradizionale “close up”, un incontro ravvicinato con il regista del film in concorso, Lorenzo Bassotto, alle 18:30. Si prosegue alle 19:30 con la sonorizzazione dei Maidato, trio impegnato nel fusion jazz, e a seguire con una performance di danza a cura di Debora Lyaa Scandolara, che accompagni il pubblico fino al calar del sole. Dalle 21:30 iniziano le proiezioni: dopo i corti Cataracte di Faustine Crespy & Laetitia de Montalembert, Pizza del veronese Filippo Tommasoli, e Little Berlin di Kate McMullen, sarà proiettato in prima visione il documentario di Lorenzo Bassotto Cent’anni di vita, un progetto iniziato dal padre e dallo zio nelle case di riposo e ripreso oggi dal regista veronese.

Giovedì 14, dopo il close up con i registi dei documentari Martin Jauvat e Antonio Di Biase alle ore 18, ci sarà un’altra sonorizzazione: a partire dalle 19:30 i Collettivo Gioia porteranno per la prima volta il loro noise-pop di fronte a un pubblico, dopo l’uscita dell’ep Temporali. Poi una nuova coreografia di Debora Lyaa Scandolara introdurrà alla visione dei film, dalle 21:30. Prima Il passo dell’acqua di Antonio Di Biase, che ha seguito un fiume e i personaggi che gli ruotano attorno dalla montagna al mare; poi, scelta in collaborazione con il Circolo del Cinema e prima nazionale,  Grand Paris di Martin Jauvat, che analizza la grande metropoli e le transizioni di Parigi, spingendosi fino ai suoi confini più lontani.

Venerdì 15 è una giornata particolare perché sarà organizzata una raccolta fondi per Takflix, servizio di streaming per il cinema ucraino. Dopo il close up con i membri della giuria, la sonorizzazione elettroacustica a cura di Giulio De Boni e Annachiara Fasoli e la performance di danza, sarà proiettato il mediometraggio in concorso Enter Through the Balcony del regista ucraino Roman Blazhan, che studia il fenomeno della costruzione di balconi sulle case ucraine, per cercare di superare i limiti di spazio obbligati ai tempi dell’Unione Sovietica. A seguire, il documentario Brotherhood di Francesco Montagner racconta la storia di tre fratelli bosniaci che tutto d’un tratto, quando il loro autoritario padre viene mandato in prigione, si trovano da un lato con nuove responsabilità, dall’altro con una nuova libertà mai sperimentata prima. 

Il sabato, come al solito, è dedicato ai cortometraggi. Si apre con il close up alle 18:30 con i registi di alcuni dei cortometraggi in concorso. Segue la sonorizzazione di Cru, che si presenta con lo stesso trio del Miami Festival per presentare il nuovo album Crudo, e la performance dal titolo Bardo. Alle 21:30 parte la selezione di cortometraggi scelti grazie alle molte collaborazioni del Bridge Film Festival, come l’Ennesimo Film Festival, il gruppo del cinema di animazione baltico, il Festival Internazionale del cortometraggio di Clermont Ferrand, il Film Festival della Lessinia.

Sabato sarà possibile anche partecipare a delle attività extra, come la discesa in gommone, organizzata da Adige Rafting Verona, grazie alla quale sarà possibile raggiungere il festival via acqua, all’ora del tramonto. Inoltre, la mattina di sabato ci sarà il workshop pratico di animazione con Roland Seer, docente universitario presso l’Università di Tallinn e fondatore dello studio di animazione Multifilm. Per iscriversi a queste attività basta mandare una mail a bridgeff@gmail.com e pagare una quota di iscrizione. 

La giuria

Anche quest’anno la giuria è di eccezione, composta da quattro professionisti del settore. Il già citato Roland Seer è esperto di animazione e lavora soprattutto nell’area dell’Est Europa. Chiara Campara, già passata al Bridge Film Festival con il suo Le allettanti promesse, è regista di documentari e di una fiction, selezionata alla Biennale College della 76esima Mostra del Cinema di Venezia; lavora oggi anche come produttrice di film di animazione. Michele Aiello, documentarista ed esperto di cinema partecipativo con la casa di produzione ZaLab di Andrea Segre, ha vinto con il suo Io resto numerosi premi, dal Biografilm a Vision du Reel. La curatrice Lisangela Perigozzo lavora presso il centro espositivo di arte contemporanea Le Giarine, si è occupata di diverse esposizioni con enti pubblici e privati, come Festival Grenze Arsenali Fotografici, il progetto Google Arts & Culture del Comune di Verona e l’associazione Amici del Lazzaretto, mantenendo un focus particolare sulla fotografia. 

Tranne per le proiezioni dei documentari di Pasolini presso la Dogana di Terra, le aree del festival, le proiezioni, i concerti e le performance, saranno accessibili esclusivamente ai tesserati Diplomart. Sarà quindi necessario compilare il form per il pre-tesseramento che si trova sul sito almeno 24 ore prima di partecipare. Per entrare si pagheranno 5 euro di tessera e 5 euro di contributo serata. Gli studenti universitari godranno di uno sconto, così come i soci di Canoa Club Verona, Adige Rafting Verona, Circolo del Cinema, Red Lab. 

Negli spazi del Bridge Film Festival, infine, si terranno alcune installazioni artistiche. In primo luogo, l’associazione Red Lab, che lavora attraverso la fotografia per fornire un mezzo di espressione alle persone di confine, porterà la sua mostra fotografica, con scatti realizzati da persone che vivono nei campi profughi del Kurdistan iracheno e le persone con disabilità mentali e relazionali. L’obiettivo dell’associazione veronese è proprio quella di fornire un metodo di espressione a queste persone di confine, che sia esso geografico o psicologico. Poi altre installazioni a cura de Lo Spazio, co working e realtà veronese attiva in campo artistico da quattro anni, saranno sparse qua e là tra la Dogana di terra e Dogana di fiume. In particolare, ci saranno i lavori di Noy Jessica Laufer, Chiara Fogliatti, Angela Laci, Tommaso Lugoboni, Giulia Malacarne.

Si ricorda, infine, che ormai da tre anni l’evento è interamente plastic free e che tutti i film saranno proiettati in lingua originale (O.V.) con sottotitoli.

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