Giocano insieme, con i padroni, e non disdegnano nessuno, purchè disposto a fare quattro salti con loro. Ma appena vengono impartiti gli ordini, si trasformano in perfetti soldati a quattro zampe. Sono i cani dell’unità cinofila della protezione civile dell’Ana di Verona. Una squadra di 26 volontari che, insieme ai loro fidati cani, intervengono durante le emergenze o in situazioni di pericolo per trovare persone disperse scavando sotto le macerie o seguendo le tracce in superficie. A guidare tutti loro, Enea Dalla Valentina, che conduce due vite parallele: da una parte responsabile dei cinofili da soccorso dell’Associazione Nazionale Alpini della sezione di Verona e dall’altra direttore commerciale dell’azienda di famiglia.

Enea Dalla Valentina insieme a Maverick durante una missione

Al suo fianco, Maverick, un esemplare femmina di pastore australiano di 4 anni, agile e veloce, con la quale Enea parteciperà ai campionati mondiali dell’Iro per la ricerca dispersi in superficie e al Mission Readiness Test, il massimo esame a livello internazionale per la ricerca dispersi sotto le macerie. Una prova durissima, come ci ha spiegato Enea: «All’interno dei cani da soccorso è nata una branca sportiva per tenere allenato il cane e motivare i conduttori. Il Mission Readiness Test è un esame riconosciuto a livello internazionale riconosciuto anche dall’Onu e ti prepara ad operare in situazioni molto difficili. Per arrivarci si fanno quattro selezioni più un pre-esame che abbiamo sostenuto a Berlino a maggio. L’esame è composto da sette zone di ricerca completamente sconosciute con un numero di dispersi sconosciuto. Il tutto si svolge in due ricerche notturne e dura circa 24 ore».

Sacrifici e soddisfazioni sono le parole d’ordine per tutti i volontari, che, come spiegatoci da Enea, devono essere sempre pronti a intervenire, non importa dove o a che ora del giorno. Nel 2016 sono stati ad Amatrice (Enea è andato con Trilly, la mamma di Maverick, ndr) e nel 2003 in Iran: «È andato il nostro presidente caposquadra, Fiorenzo Fasoli, insieme a un’altra unità cinofila: essendo abilitati per le ricerche internazionali siamo stati chiamati. Siamo anche intervenuti all’Aquila» spiega Enea che, oltre a Maverick, si occupa anche del fratello Apollo e della mamma Trilly.

E una volta a casa, quando si appende il giubbino e la pettorina da ricerca fosforescente al muro, tutto torna (più o meno) alla tranquillità: «I nostri sono cani da famiglia, vivono, dormono e mangiano con noi. Ma riescono a capire, grazie all’addestramento, quando è il momento di giocare e quando, invece, è il momento di impegnarsi».

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