Greenpeace in piazza Bra con “Mistery Food”

I volontari di Greenpeace Verona hanno invitato i cittadini a giocare con "Mistery Food" svelando l'impatto ambientale dei cibi che vengono serviti in tavola ogni giorno per sensibilizzare la popolazione.

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Gli schermi televisivi pullulano di chef, mentre migliaia di persone scendono in piazza in difesa del Pianeta. Greenpeace oggi ha invitato i cittadini di 18 città, tra cui Verona, a giocare con “Mistery Food” per ricordare che tra queste due realtà c’è una connessione diretta, che passa per i piatti, per le scelte alimentari e, soprattutto, per le scelte politiche ed economiche di istituzioni e aziende.

In piazza Bra è stato allestito un set ispirato alle note competizioni culinarie televisive che ha accolto i passanti, che sono stati invitati a indovinare gli ingredienti dei piatti esposti, giocando con una mistery food box per scoprire gli ingredienti nascosti. Un gioco – molto serio in realtà – per svelare gli impatti ambientali che si nascondono dietro alle scelte: l’inquinamento prodotto dagli allevamenti intensivi, la deforestazione legata alla produzione di carne e mangimi, la drammatica riduzione delle popolazioni ittiche a causa della pesca industriale.

In tutte le “mistery food box” c’era un termometro a indicare la grande sfida del nostro tempo, i cambiamenti climatici, ai quali il comparto agro alimentare contribuisce per il 25 per cento in termini di produzione di gas serra, con una parte consistente da attribuire al sistema di produzione di carne, latte e derivati.

«La nostra alimentazione è ormai principalmente basata su modelli di produzione intensiva insostenibili per il Pianeta e se intendiamo seriamente agire per frenare il riscaldamento globale dobbiamo cambiare radicalmente il sistema che porta il cibo nei nostri piatti – ha dichiarato Federica Ferrario, campagna agricoltura di Greenpeace Italia – Sono importanti le scelte individuali, ma ancora di più quelle dei decisori politici, italiani ed europei, che devono decidere di utilizzare i fondi pubblici della Politica agricola comune (PAC) per il sostegno delle produzioni ecologiche, e non più per quelle intensive. Occorre una normativa per fermare il commercio di materie prime prodotte distruggendo le foreste e l’impegno a istituire una rete di santuari marini in grado di proteggere almeno il 30 per cento dei nostri mari».

Alleggerire l’impatto del sistema alimentare vuol dire anche ridurre la produzione e il consumo di alcuni prodotti, come quelli animali o quelli che contribuiscono alla deforestazione. I volontari di Greenpeace hanno regalato ai passanti l’Eco-menu: una guida pieghevole con 10 consigli pratici per una spesa amica del Pianeta, invitandoli ad unirsi a loro nell’appello comune “Non Mangiamoci il Pianeta”.

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